Oggi si festeggia la Giornata Mondiale delle Zone Umide, quelle cioè che celebra i luoghi della terra in cui corsi d'acqua e terra convivono dando vita ad oasi naturali che sono fonti di acqua per noi e habitat protetti per gli animali. L'importanza di queste zone è stata sancita il 2 febbraio 1971 con la Convenzione di Ramsar, in Iran, che ha l'obiettivo di conservare e proteggere le zone umide e le loro risorse, mentre la Giornata Mondiale si festeggia dal 1997. Ad oggi, 169 sono i firmatari di questa convenzione, 2.227 i siti protetti per un totale di 214.875.598 ettari.

Ma perché proteggere le zone umide? Come spiega lo stesso WWF, che ne gestisce 12 attraverso le Oasi WWF, le zone umide, quindi stagni, paludi, bacini naturali e artificiali e torbiere, sono “ecosistemi con la più alta biodiversità sulla Terra e agiscono come giganti spugne in grado di assorbire l’acqua delle precipitazioni, immagazzinandola e restituendola nel tempo”, ma non è tutto qui. Sono proprio queste zone che depurano le acque che beviamo e utilizziamo da tutte le sostanze chimiche, gli agenti inquinanti e i sedimenti di cui noi stessi siamo responsabili. Così facendo, ci restituiscono acqua pulita neutralizzata dai batteri.

Purtroppo, l'inquinamento da noi provocato ha danneggiato le zone umide al punto da ridurle del 71% dal 1900 ad oggi. Grazie all'intervento di associazioni come il WWF, però, in questi anni si sta tentando di proteggere i siti più a rischio.

Molti sono gli animali che dipendono da queste aree, stiamo parlando di circa il 50% degli uccelli presenti in Italia, ad esempio. Le zone umide fungono infatti da “autogrill” durante la migrazione degli uccelli, si contano circa 2 miliardi di esemplari che ogni anno attraversano le rotte che collegano l'Europa con l'Africa e l'Asia.

Festeggiamo dunque questa Giornata ricordandoci sempre di protegge il Pianeta in cui viviamo.