Come tutti gli stati d'animo, anche la gentilezza è contagiosa ed influenza la vita di chi la esprime e chi la osserva. Un'influenza positiva che dovrebbe essere sufficiente ad agevolarne la diffusione, ma che ritmi di vita stressanti, tensioni economiche, densità demografica e sostanziale arrendevolezza al turpiloquio contribuiscono a limitare. La Giornata mondiale della Gentilezza diventa quindi un modo per ricordare che, al di là dello stress quotidiano e dell'irascibilità, esiste un'alternativa immensamente più vantaggiosa. La ricorrenza si ripete ogni 13 novembre ed è adottata in oltre cento paesi tra cui l'Italia. La Giornata della Gentilezza è stata festeggiata per la prima volta nel 1998 grazie all'iniziativa del World Kindness Movement, un'associazione di diverse ONG che hanno l'obiettivo di promuovere comportamenti costruttivi e civili. Recentemente lo stesso movimento sta cercando di promuovere il riconoscimento della Giornata da parte delle Nazioni Unite, ma intanto è una società privata internazionale ad aver adottato, almeno indirettamente, la ricorrenza. Probabilmente non è un caso che proprio oggi Facebook abbia comunicato la nuova funzione del "Grazie".

Il decalogo della gentilezza
Perché essere gentili?
Etimologia

In Italia la ricorrenza è stata abbracciata nel 2000 per opera del Movimento Italiano per la Gentilezza, la cui mission è "riportare l’uomo alla civiltà, al rispetto del prossimo e delle regole, non perché sono imposte, ma perché sono sentite come necessarie per una serena convivenza". Secondo il Manifesto della Gentilezza, questi sono i valori della gentilezza moderna:

  1. Attenzione e disponibilità verso il prossimo, in un giusto bilanciamento tra l’interesse del singolo individuo con quello degli altri.
  2. Adesione e osservanza delle leggi e delle regole che vigono nella comunità in cui viviamo.
  3. Attaccamento e difesa della famiglia come cellula fondante della società.
  4. Impegno e attivismo nella vita quotidiana, come forma di collaborazione con le Istituzioni per il benessere di tutti.
  5. Fiducia e progettazione del futuro.
  6. Equilibrio tra i nostri sentimenti e la ragione, che vanno coltivati entrambi.
  7. Apertura del cuore e della mente verso gli altri, come singoli e come gruppi, affinché dal confronto, possa nascere rispetto e arricchimento reciproco.
  8. Amore e divulgazione della cultura in tutte le sue forme, come bene imprescindibile per tutti.
  9. Conoscenza e rispetto per le tradizioni della nostra comunità.
  10. Rispetto ed amore per la natura ed il mondo, nella loro bellezza e generosità.

La gentilezza è utile

L'irascibilità funge da valvola di sfogo (che tuttavia non permette di affrontare definitivamente i propri problemi), l'aggressività potrebbe aiutare a raggiungere obiettivi individuali sul breve periodo (ma sul lungo potrebbe giocarvi a sfavore) e la gentilezza, a che serve? L'utilità di questa virtù è facilmente intuibile: una comunità gentile tende alla solidarietà, alla vicinanza emotiva e alla mutualità. Se una società ostile impone uno sforzo individuale per raggiungere i propri obiettivi, una società gentile collabora facendo crescere individui e collettività. A sottolineare l'utilità della gentilezza sono filosofi, pensatori e, qualora ce ne fosse bisogno, anche scienziati. La Psychological Science, rivista dell'Association for Psychological Science, pubblicò nel 2011 la sintesi di uno studio condotto dai ricercatori Joseph Santamaria e David Rosenbaum della Pennsylvania State University. Ancora oggi piccoli gesti di gentilezza, come accelerare il passo per mantenere il portone aperto a chi ci segue, hanno una precisa funzione sociale: "ridurre lo sforzo degli altri. Piccoli gesti edificanti per la società".

Gentili come chi decideva le sorti dell'Impero

"Gentilezza" fa riferimento ad un comportamento tenuto dalle gentes, ossia dalle nobili famiglie dell'antica Roma. Negli anni "gentile" – a parte la parentesi denigratoria del cristianesimo – è diventato sinonimo di nobile. Bisogna precisare che il World Kindness Movement fa riferimento per l'appunto alla "kindness", che è un concetto più vicino alla "cortesia", derivato dal vocabolo "corte". Probabilmente è per questo motivo che lo stesso Movimento Italiano per la Gentilezza precisa che la cortesia è un comportamento maggiormente legato ad un'etichetta, a qualcosa che si deve fare al di là del proprio sentire. In ogni caso, che sia corte o Impero, siamo mille miglia distanti dalla condotta collettiva – praticata, accettata, talvolta consigliata – che regola un incrocio urbano in orario di punta.

[Foto in apertura di Ganesha Isis]