Rabbia, fastidio e disgusto, se queste sono le sensazioni incontrollabili che provate quando sentite la persona accanto a voi masticare, respirare, bisbigliare o annusare, allora soffrite di misofonia. Di cosa si tratta? La misofonia, che in greco significa “odio per i suoni”, è una ridotta tolleranza ad alcuni suoni che emerge in noi in seguito, ad esempio, ad un trauma o un'esperienza negativa legata appunto a quel rumore specifico che tanto odiamo. Questo termine è stato coniato dai neuroscienziati Pawel e Margaret Jastreboff che considerano la misofonia una condizione neurologica cronica che porta un soggetto ad avere picchi di arousal in corrispondenza del rumore che lo attiva negativamente.

Il problema di questo disturbo neurologico è che non è controllabile e chi ne soffre afferma di provare ansia, panico e tutta una serie di emozioni spiacevoli delle quali farebbe volentieri a meno. La misofonia si pensa possa essere ricollegata ad altri disturbi psichiatrici, come il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, che implica la tendenza di un soggetto a fissarsi con la perfezione e la ripetitività e schematicità di determinate procedure.

Tra i suoni considerati più fastidiosi per chi soffre di misofonia spiccano il click della penna e il rumore della masticazione, ad esempio un chewingum. Ma è particolarmente odiato anche il respiro.

Non si tratta di una patologia debilitante, per lo più si parla di “fastidio” che si supera una volta che il suono cessa. Esistono diversi tipi di cure, tra le più comuni quella di associare un'esperienza positiva all'ascolto del suono così da influenzare il nostro cervello e convincerlo che quel rumore “non sia poi tanto male”.

Tra le soluzioni più rapide invece ci sono le cuffie, così da ascoltare altro in presenza di questi suoni. La musica rappresenta un'ottima via di fuga per tutti coloro che in metro ogni mattina si trovano costretti a “subire” la masticazione fastidiosa o il respiro irritante degli altri passeggeri.

[Foto copertina di ebores]