Nel crescente elenco di sostanze chimiche contaminanti che si sono gradualmente diffuse nell’acqua, nell’aria e nel cibo, ci sono gli interferenti endocrini, una vasta categoria di composti che impiega anni a degradarsi nell’ambiente e che può causare un considerevole numero di effetti negativi sulla nostra salute. Nuove prove sulla tossicità arrivano da una serie di pubblicazioni di alcuni ricercatori della New York University, della Duke University e di altri istituti di ricerca internazionali che, in due articoli pubblicati su The Lancet, hanno fatto il punto su alcune sostanze chimiche in grado di alterare la normale funzionalità del sistema endocrino.

Gli effetti sulla salute di alcuni contaminanti

Il team ha voluto “ampliare i report precedenti, identificando nuove preoccupanti associazioni”, in particolare per alcuni prodotti industriali come il perfluoroalchiliche, o acidi perfluoroacrilici (PFAS) – utilizzati prevalentemente nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire padelle, nella filiera della concia delle pelli e dell’abbigliamento  – e i difenil eteri polibromurati (PBDE) – sostanze ampiamente impiegate come ritardanti di fiamma.

L’analisi rivela “prove particolarmente forti” per quanto riguarda la relazione tra PFAS e obesità infantile e adulta, ridotta tolleranza al glucosio, diabete gestazionale, riduzione del peso alla nascita, sindrome dell’ovaio policistico, endometriosi e carcinoma mammario. Presenti inoltre prove di un legame tra l’esposizione a PBDE e alcuni problemi di salute, come ridotta qualità del seme ridotta e intolleranza al lattosio. “Prove maggiori – spiegano i ricercatori – si sono aggiunte sulla relazione tra l’esposizione prenatale a bisfenoli A, pesticidi organofosfati e ritardanti di fiamma e lo sviluppo di disturbi cognitivi e da deficit dell’attenzione nei bambini”. 

Prove sufficienti a intraprendere un’azione preventiva, almeno fino a quando non sarà garantito che alcune sostante chimiche siano effettivamente sicure. “Sebbene sia necessaria una valutazione sistematica della probabilità e della forza di queste relazioni, le crescenti evidenze sollecitano un’azione urgente per ridurre l'esposizione a queste sostanze – scrive il team – . Ci sono azioni che le persone possono adottare per ridurre la propria esposizione ma il modo definitivo per fare la differenza è attraverso la regolamentazione”.