I ricercatori hanno scoperto una seconda forma di cancro, trasmissibile tra i diavoli della Tasmania che preoccupa e apre nuove inquietanti prospettive sulla trasmissibilità di questo male. Lo studio, intitolato “A second transmissible cancer in Tasmanian devils”, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science.

Cos'è il cancro trasmissibile? Si tratta di una forma di cancro che riesce ad essere trasmessa da un individuo all'altro. Normalmente il cancro, che rappresenta un'incontrollabile proliferazione di cellule, “muore” all'interno del corpo ospitante e dal quale è scaturito, raramente però si sono registrati casi in cui le cellule cancerose sono riuscite a raggiungere un nuovo paziente all'interno del quale hanno continuato a proliferare.

Prima di questo caso riguardante il diavolo della Tasmania, già erano stati certificati altri tre cancri trasmissibili:

  • quello del cane, il CTVT, tumore venereo trasmissibile
  • quello delle vongole, una forma di leucemia fatale
  • quello del tumore facciale del diavolo (DFTP), il primo tipo di cancro del diavolo della Tasmania

La diagnosi del primo tipo di cancro aveva mostrato una forma di trasmissibilità dovuta ai morsi che i diavoli si scambiano sia durante l'accoppiamento che durante i pasti. In questo caso il cancro proliferava rapidamente nel corpo degli animali portandoli alla morte nel giro di pochi mesi. La malattia, evidente anche per la formazione di tumori facciali, ha colpito così duramente questa specie animale da chiederne l'inserimento, nel 2008, nella lista di quelle in via di estinzione.

Questa seconda forma di cancro, che appare molto simile all'altra anche per quanto riguarda il tumore facciale, è invece differente sotto la lente del microscopio. Questo preoccupa i ricercatori che adesso si chiedono se i diavoli della Tasmania abbiano sfortunate caratteristiche genetiche che li portano a sviluppare queste forme di cancro o se il cancro trasmissibile non sia poi tanto raro in natura.

[Foto copertina di Gregory Woods, Menzies Institute for Medical Research, University of Tasmania]