Alberto Zanchetti, medico e scienziato, è morto all'età di 91 anni lo scorso sabato 25 marzo a Milano. Definito dall'European Journal of Clinical Investigation come uno dei “sei scienziati italiani più influenti al mondo”, Zanchetti dal 1985 era direttore scientifico dell'Istituto Auxologico Italiano dove era ricoverato tra l'altro da alcune settimane e da cui è arrivata la notizia.

La vita di Zanchetti. Alberto Zanchetti era nato a Parma nel 1926 dove si laureò in Medicina e Chirurgia presso l'Università della città. Alberto Zanchetti è stato assistente presso l'Istituto di Fisiologia Umana dell'Università di Pisa, sotto la direzione di Giuseppe Moruzzi e presso l'Istituto di Patologia Medica dell'Università di Siena, sotto la direzione di Cesare Bartorelli, come spiega il sito dell'Istituto Auxologico. Dal 1967 era anche all'Università di Milano come professore ordinario di Semeiotica Medica e successivamente di Patologia Medica e Clinica Medica. Sempre nell'università milanese ha diretto l'Istituto di Clinica Medica dal 1981 al 2001, il Centro di Fisiologia Clinica e Ipertensione (1982-2001), e la II Scuola di Specializzazione in Cardiologia (1984-2000). Negli ultimi anni era anche professore emerito dell'Università di Milano e Direttore Scientifico dell'Istituto Auxologico di Milano, come dicevamo appunto.

Riconoscimenti. “Poliglotta, infaticabile rappresentante della scienza medica all'estero, in particolare in America Latina, anche per la famiglia di origine della madre, insegnante brasiliana, e nei paesi di lingua di spagnola”, queste le parole utilizzate dai collegi dell'Auxologico per descrivere Zanchetti. Lo scienziato si era concentrato soprattutto sulla fisiopatologia, la clinica e la terapia dell'ipertensione arteriosa e delle malattie cardiovascolari, e al controllo nervoso della circolazione e delle funzioni renali, campi questi che lo hanno portato a pubblicare più di 1000 articoli su riviste internazionali, trattati e monografie.

Ultimo saluto. “È stato un grande maestro, una guida preziosa non solo nello sviluppo di un elevato rigore scientifico, ma anche nella conquista di un profondo senso clinico per moltissimi giovani medici, e in particolare per i suoi collaboratori più stretti che hanno avuto il privilegio di essergli stati vicini lavorando al suo fianco per molti anni” queste le parole utilizzate da Gianfranco Parati, primario di cardiologia all'Auxologico, che ha lavorato con lui per 44 anni.

[Foto da Istituto Auxologico]