La nicotina, non solo proveniente dal fumo di sigarette, ma anche da cerotti e sigarette elettroniche, aumenta il rischio nei neonati di morte nella culla (SIDS). Questa tragica sindrome colpisce i bambini di età inferiore a 12 mesi e all'apparenza perfettamente sani, provocandone la morte improvvisa nel sonno. Oramai è nozione diffusa che le donne non debbano fumare per nessun motivo durante la gravidanza, poiché possono provocare seri danni al loro bambino, come aborto spontaneo, parto prematuro, basso peso alla nascita. Nonostante questo recenti statistiche ci dicono che il 10% delle donne gravide continua a fumare e a molte altre vengono proposti cerotti e sigarette elettroniche sostitutive. Per i ricercatori, della Geisel School of Medicine di Dartmouth, vi è un urgente bisogno di valutare l'impatto della nicotina in tutte le sue forme su un bambino in via di sviluppo.

Auto-resuscitazione. Il corpo umano possiede un meccanismo biologico chiave, chiamato auto-resuscitazione che ci protegge dalle crisi respiratorie. I ricercatori americani ritengono che l'esposizione della madre alla nicotina possa danneggiare il sistema nervoso centrale del bambino e compromettere questo riflesso. Quando un bambino viene colpito da una grave mancanza di ossigeno, data da un qualsiasi motivo, come una coperta attorcigliata o una malattia delle vie respiratorie, l'incapacità di iniziare a boccheggiare aria può essere fatale, provocando la SIDS.

Non è un'alternativa. Questa ricerca suggerisce che l'uso della nicotina in qualsiasi sua forma, (cerotti alla nicotina o sigarette elettroniche) non è un'alternativa sicura alle sigarette durante la gravidanza, perché l'esposizione a questa sostanza può essere dannosa per la funzione cardiorespiratoria del bambino e aumentare il rischio di SIDS. Stella Lee, l'autrice principale dello studio, ha commentato così i dati raccolti "La sindrome della morte infantile improvvisa è una tragedia dolorosa per le famiglie. Ancora non ne capiamo appieno le cause, ma questa ricerca è importante perché aiuta le madri a ridurre il rischio ". Aihua Li, un autore senior del progetto ha aggiunto: "Continueremo a identificare i possibili fattori predittivi del rischio e prendere in considerazione come possiamo trattare i bambini che hanno un meccanismo di auto-resuscitazione compromesso".