La pandemia di Covid-19 rappresenta una potenziale minaccia per i pazienti colpiti da neoplasie ematiche. Oltre 33mila persone ricevono ogni anno una diagnosi di un tumore del sangue, una popolazione nel complesso ad più alto rischio a causa della fragilità intrinseca, delle terapie immunosoppressive e delle frequenti visite per l’erogazione del trattamento.

Mortalità 40 volte maggiore nei pazienti ematologici con Covid-19

Nel nostro studio – scrivono gli autori della ricerca che ha coinvolto 66 unità di ematologia in Italia – il 37% dei pazienti con neoplasie ematiche è deceduto, e coorti più piccole hanno indicato risultati altrettanto sfavorevoli in questo gruppo di pazienti, con tassi di mortalità compresi tra il 32% e 61%”. Una percentuale 2,4 volte superiore rispetto a quella della popolazione generale che ha contratto il virus, e ben 41,3 volte maggiore rispetto a quella dei malati ematologici osservata nello stesso periodo dello scorso anno, cioè in epoca pre-Covid.

I risultati dello studio, pubblicati su The Lancet Hematology, indicano che “uno dei principali fattori di rischio di morte, in caso di contagio da Covid-19, risiede proprio la fase avanzata della patologia ematologica – dice Paolo Corradini, presidente Sie e Direttore del reparto di Ematologia all’istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano – .  Il 70% dei cittadini colpiti da tumore del sangue guarisce. Un risultato molto importante raggiunto grazie a terapie sempre più efficaci e che devono invitare a continuare a curare questi pazienti, anche durante la pandemia”.

Neoplasie ematologiche come leucemie, sindromi mielodisplastiche, neoplasie mieloproliferative, linfomi e mieloma multiplo, spiega Corradini, rappresentano per i pazienti ematologici un più alto rischio in caso di malattia da coronavirus, riducendo notevolmente l’aspettativa di vita. “La neoplasia che interessa il midollo, l’organo che produce le difese immunitarie, espone i pazienti a maggiori rischi e una più alta probabilità di morte in caso di contagio da Covid-19. Per questo, anche a marzo e aprile, nel periodo più critico della pandemia, abbiamo continuato a curare con regolarità i pazienti, raccomandando il rispetto delle regole fondamentali come l’uso della mascherina per i familiari e il tampone per ogni paziente prima del ricovero”.