Forse non tutti sanno che l'Amazzonia brasiliana sta affrontando da anni un lungo processo di deforestazione utile alla coltivazione della soia. Adesso, dopo una lunga protesta capitanata da Greenpeace, si è riuscita ad ottenere la firma sulla moratoria permanente che vieti la distruzione di questo ecosistema e che preservi, in via definitiva, il polmone del nostro Pianeta. La moratoria sulla coltivazione di soia, fino ad oggi, veniva rinnovata ogni anno, con il rischio che da un momento all'altro le decisioni prese sullo stop alla deforestazione potessero venire modificate.

La firma alla moratoria permanente si è tenuta a Brasilia dove si sono riuniti, pressi il Ministero dell'Agricoltura, il Gruppo di lavoro sulla soia, l'Associazione brasiliana dell'industria degli olii vegetali, l'Associazione brasiliana degli esportatori di cereali e, ovviamente, la stessa Greenpeace che, dal 2006, era riuscita ad ottenere il rinnovo annuale della moratoria ora permanente.

L'Amazzonia contiene il 53% delle foreste pluviali tropicali che producono il 20% dell'ossigeno che respiriamo e trattiene circa 90-140 miliardi di tonnellate di CO2, aiutandoci ad impedire all'inquinamento di soffocarci a causa dell'incremento di gas serra, per questo è fondamentale garantirne la sopravvivenza. Purtroppo però la crescente richiesta di soia, utilizzata per il 70-90% dei casi come mangime per il bestiame, ha provocato il processo di deforestazione contro il quale si sono da sempre schierate le associazioni ambientaliste, ma anche le popolazioni locali che, in questi anni, si sono schierate contro le aziende produttrici di soia.

Dal 2006, fa sapere Greenpeace, la produzione di soia in Brasile è incrementata del 260%, di questo però solo l'1% ha riguardato nuove aree deforestate. Questo significa che la moratoria ha impedito all'industria della soia di distruggere altre zone dell'Amazzonia.