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Il miele di Manuka è efficace contro i batteri resistenti ai farmaci che sono responsabili delle infezioni potenzialmente legati che colpiscono chi soffre di fibrosi cistica. Questa è la conclusione a cui sono arrivati gli scienziati che ci spiegano come questo miele di Manuka sia un antibiotico naturale che offre grandi speranze per il futuro.

Miele di Manuka, cos’è. Il miele di Manuka è un miele che ha origine in Australia e in Nuova Zelanda che ha proprietà curative, è infatti considerato un antibiotico naturale.

Infezioni, batteri resistenti e fibrosi cistica. Gli scienziati ci spiegano che i pazienti che soffrono di fibrosi cistica, malattia genetica autonomica recessiva caratterizzata da produzione eccessiva di muco denso, spesso vanno incontro ad infezioni respiratorie acute che possono essere anche fatali a causa dei batteri responsabili che sono resistenti ai farmaci, cioè che riescono a contrastare l’effetto degli antibiotici. In alcuni casi, i batteri sono talmente resistenti che l’ultima spiaggia per i pazienti è il trapianto di polmoni.

Miele di Manuka e infezioni. Per dimostrare gli effetti antibiotici del miele di Manuka, gli scienziati lo hanno testato su campioni di tessuti di polmone di maiale modificato per mimare quelli delle persone con fibrosi cistica. I dati raccolti hanno dimostrato che il miele di Manuka è in grado di uccidere il 39% dei batteri resistenti, mentre gli antibiotici si fermano al 29%. E non è tutto. La combinazione tra miele di Manuka e antibiotici ha portato all’uccisione del 90% dei batteri.

Conclusioni. I risultati preliminari di questo test sono molto promettenti e gli scienziati sono pronti a proseguire con il loro studio anche sigli esseri umani per capire se realmente questo miele di Manuka possa essere integrato ai trattamenti attualmente impiegati per contrastare le infezioni tipiche della fibrosi cistica.

Lo studio, intitolato “Anti-pseudomonad Activity of Manuka Honey and Antibiotics in a Specialized ex vivo Model Simulating Cystic Fibrosis Lung Infection”, è stato pubblicato su Frontiers in Microbiology.