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Melanoma e metastasi al cervello: i successi dell’immunoterapia che fa vivere di più

Una nuova generazione di farmaci, inibitori dei check point immunitarii e a bersaglio molecolare, sta cambiando la lotta ai tumori. Uno studio americano sul melanoma con metastasi al cervello dimostra l’incremento significativo delle aspettative di vita dei pazienti curati con queste nuove metodologie.
A cura di Lorenzo Fargnoli
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Una nuova generazione di farmaci, immunoterapici e a bersaglio molecolare, ha donato incredibili risultati per quanto riguarda l'aspettativa di vita nei pazienti con melanoma e metastasi cerebrali. Prima dell'avvento delle nuove tecnologie farmacologiche e con l'uso della sola chemioterapia, questo tipo di diagnosi non permetteva di superare l'anno di vita, adesso la sopravvivenza dei malati si può contare in lustri. Lo dice uno studio condotto dal Brigham and Women’s Hospital di Boston e recentemente pubblicato.

Lo studio ha messo a confronto i dati del National Cancer Database, un enorme archivio che contiene quasi il 70% delle cartelle di pazienti tumorali negli Stati Uniti. Analizzando la storia di 7600 pazienti, di cui il 35% presentava metastasi al cervello, hanno confrontato l'aspettativa di vita in base all'introduzione nel 2011 dei nuovi farmaci. Mentre prima di questa data solo il 7,4% sopravviveva dopo 4 anni, negli anni successivi il dato era in costante crescita con un 10,5% del 2011 e un lusinghiero 35% nel 2015. I pazienti con metastasi al cervello sono passati addirittura da un aspettativa di vita calcolata in mesi ad una che poteva toccare i 5 anni. La cura completa e definitiva del cancro è ancora molto lontana, ma questi dati stimolano i ricercatori a pensare che siamo sulla strada giusta.

Farmaci immunoterapici. Il sistema immunitario umano è una macchina estremamente complessa che si basa anche sulla collaborazione e comunicazione biochimica delle cellule. Attraverso un sistema di checkpoint, vari tessuti possono attivare una risposta istantanea e collaborativa contro un agente patogeno esterno, utilizzando delle molecole che attivano questo "stato di mobilitazione" o lo disattivano. Gli studiosi hanno ipotizzato si potesse "scardinare" il comando di inibizione (Inibitori di checkpoint) prodotto da questi segnali biochimici, per utilizzare il nostro stesso sistema immunitario, a questo punto molto più aggressivo, contro le cellule tumorali e le metastasi cerebrali notoriamente difficili da intercettare con i comuni farmaci.

I farmaci a bersaglio molecolare sono costituiti da molecole biologiche di sintesi o anticorpi che agiscono in maniera "intelligente" contro la capacità del tumore di alimentarsi e di crescere, bloccando quelli che in medicina vengono chiamati fattori di crescita. Sono stati creati per legarsi solo a un particolare tipo di cellula contenete un recettore o un gene bersaglio. Il grande vantaggio di questi classe di medicinali, rispetto alla chemioterapia che colpisce non selettivamente le cellule del nostro corpo, è l'incredibile precisione e la drastica riduzione degli effetti collaterali.

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