Un'orca, nelle acque nord-occidentali del Pacifico in prossimità dello stato di Washington, è stata avvistata spingere per giorni e giorni il suo cucciolo, morto poco dopo il parto, come se fosse incapace a rassegnarsi alla sua perdita. Un comportamento incredibile, che oltre a assottigliare ulteriormente il confine antropocentrico fra sentimenti umani e animali, aiuta a gettare un'allarme sull'imminente fine di questa colonia di mammiferi marini. Circa il 75% dei neonati negli ultimi due decenni non è sopravvissuto e il 100% delle gravidanze negli ultimi tre anni non è riuscito a produrre prole vitale.

Foto di Center for Whale Research
in foto: Foto di Center for Whale Research

L'incredibile comportamento. J35 (il nome assegnato all'esemplare) è morta poco tempo dopo la sua nascita vicino a Victoria, British Columbia, il 24 luglio 2018. Da quel momento i ricercatori, accorsi per documentare l'evento, si sono trovati di fronte ad una scena straziante. La carcassa del cucciolo stava affondando, ma veniva ripetutamente recuperata dalla madre che la sosteneva sulla sua fronte e la spingeva in mare agitato verso l'isola di San Juan. L'orca  ha continuato a sostenere e spingere il corpo per tutto il giorno, fino almeno al tramonto e a quel punto è accaduto qualcosa di ancora più incredibile. Un residente dell'isola di San Juan vicino a Eagle Cove racconta: "Al tramonto, un gruppo di 5-6 femmine si è riunito alla foce della baia in un cerchio serrato e stretto, rimanendo in superficie in un armonioso movimento circolare per quasi 2 ore, sostenendo la carcassa. Quando la luce si è affievolita, sono riuscito a vederle continuare quello che sembrava essere un rituale o una cerimonia. "Dopo dieci giorni l'orca madre stava ancora perpetrando la sua commovente fatica di Sisifo, impedendo di fatto ai ricercatori di recuperare il corpo del cucciolo per capire cosa ne abbia provocato la morte prematura.

Estinzione. Venti anni fa la popolazione del Southern Resident Killer Whale è stata dichiarata a rischio di estinzione e da allora due terzi dei nuovi nati non è sopravvissuto e la totalità delle nascite negli ultimi tre anni non ha superato l'ora di vita. Sono dati più che allarmanti che assegnano un destino infausto alle orche che popolano i freddi mari del pacifico fra Stati Uniti e Canada, l'estinzione. Per i ricercatori la causa è legata alla diminuzione di un altro animale, come spesso nella catena naturale accade. I salmoni selvatici, principale cibo delle orche, stanno sparendo, innescando una reazione a catena su tutto l'ecosistema della zona. L'American Fisheries Society nella sua storica pubblicazione "Salmon 2100" ha sottolineato che sono necessari cambiamenti nella politica di base nella nostra società se vogliamo che il salmone selvatico sopravviva a questo secolo, esattamente come è stato deciso nell'atlantico per Isole Fær Øer e la Groenlandia che ne hanno bloccato la pesca per dodici anni.