25 Novembre 2021
13:08

Long Covid (e rari effetti collaterali dei vaccini) forse dovuti ad anticorpi che imitano il virus

Lo suggerisce un team di esperti in un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine: “Questi anticorpi hanno il potenziale per legare i recettori ACE2”.
A cura di Valeria Aiello

Dietro ai sintomi di Long Covid ed alcuni rari effetti collaterali dei vaccini potrebbe esserci un tipo di anticorpi, chiamati anticorpi anti-idiotipo, in grado di imitare il comportamento del virus stesso. A suggerirlo è un team di esperti in un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine che presenta una possibile spiegazione alla diversa risposta immunitaria osservata nei confronti di virus e vaccini. Secondo gli studiosi, questi anticorpi anti-idiotipo “possono legarsi e ridurre le risposte anticorpali protettive iniziali” e “hanno il potenziale per rispecchiare o agire come l’antigene stesso, il che può causare effetti negativi”.

La loro osservazione attinge dalla teoria del network immunitario formulata dall’immunologo danese e premio Nobel Niels Kaj Jerne che negli Anni 70 descrisse nel dettaglio il fenomeno legato alla capacità delle cellule immunitarie di avere un ruolo di regolazione sia nella stimolazione sia nella soppressione della risposta immunitaria. Questa tesi, nel caso dell’infezione da Sars-Cov-2 (il virus responsabile di Covid-19 nell’uomo), implica una cascata di eventi per cui il sistema immunitario attiva inizialmente una risposta anticorpale protettiva diretta contro un antigene.

Questi stessi anticorpi possono a loro volta innescare una seconda risposta anticorpale diretta contro se stessi, portando alla loro scomparsa nel tempo. In altre parole, come forma di down-regolation, gli anticorpi protettivi possono causare risposte immunitarie con anticorpi anti-idiotipo che, nel tempo, eliminano gli anticorpi protettivi iniziali,  portando potenzialmente a un’efficacia limitata delle terapie a base di anticorpi.

Un aspetto affascinante degli anticorpi anti-idiotipo di nuova formazione è che alcune delle loro strutture possono essere un’immagine speculare dell’antigene originale e agire alla stessa maniera, legandosi ai recettori cui si lega l’antigene virale. Questo legame può potenzialmente portare ad azioni e patologie indesiderate, in particolare a lungo termine” ha affermato il professore William Murphy, primo autore dell’articolo e vicepresidente del dipartimento di ricerca in Dermatologia dell’Università della California a Davis.

Secondo gli studiosi, gli anticorpi anti-idiotipo che possono svilupparsi in seguito all’infezione da Sars-Covid o in risposta alla vaccinazione hanno il potenziale per legare i recettori ACE2 (gli stessi che il virus sfrutta per infettare le cellule umane). “Bloccando o attivando questi recettori – indicano gli esperti – potrebbero influenzare le diverse normali funzioni di ACE2”.

Date le funzioni critiche e l’ampia distribuzione dei recettori ACE2 su numerosi tipi di cellule, sarebbe importante determinare se queste risposte immunitarie regolatorie siano responsabili di alcuni degli effetti a lungo termine dell’infezione – ha aggiunto Murphy – . Queste stesse risposte possono anche spiegare perché tali effetti a lungo termine possono verificarsi molto tempo dopo che l’infezione virale è passata”.

Per quanto riguarda i vaccini anti Covid, l’antigene primario utilizzato nelle formulazioni finora approvate è la proteina Spike SARS-CoV-2. Secondo gli studiosi, le ricerche finora condotte sulle risposte anticorpali indotte da questi vaccini si sono concentrate principalmente sulle risposte protettive iniziali e sull’efficacia di neutralizzazione del virus, piuttosto che su altri aspetti.

Con il grande impatto della pandemia e la nostra dipendenza dai vaccini come nostra arma primaria, c'è un immenso bisogno di una ricerca scientifica di base per comprendere i complessi percorsi immunologici in gioco – ha sottolineato Murphy – .  Questa necessità segue quella sul mantenimento delle risposte protettive in corso, nonché sui potenziali effetti collaterali indesiderati sia dell’infezione sia dei diversi tipi di vaccino SARS-CoV-2, soprattutto in considerazione delle campagne di richiamo per il potenziamento. La buona notizia è che si tratta di ricerche che possono essere parzialmente affrontate in laboratorio e, di fatto, sono state già condotte utilizzando modelli virali differenti”.

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