Beagle e sperimentazione
in foto: Beagle e sperimentazione

C'è ancora tempo per firmare la petizione che ha l'obiettivo di impedire l'apertura di un allevamento di cani di razza Beagle a Hull, nel Regno Unito, destinati ad essere utilizzati esclusivamente per test di laboratorio. Una vera e propria fabbrica del dolore che non tiene conto del valore di questi animali riducendoli ad oggetti da utilizzare per procedere con la sperimentazione di farmaci. Cani destinati a “non conoscere l'amore compassionevole, ma a vivere di dolore, sofferenza e abbandono” recita il messaggio della petizione disponibile su Charge.org che oggi ha raggiunto più di 500.000 supporters.

A sostenere la petizione è Stanley Johnson, padre di Boris, l'attuale sindaco di Londra, che ricorda come dagli anni '70 ad oggi la situazione in cui vivono i beagle “da laboratorio”, se apparentemente sembra cambiata, in realtà, vista la prossima apertura di questo allevamento, è sempre la stessa. Per permetterci di assumere un farmaco utile a curare una malattia, i cani, come come altri animali, subiscono violenze fisiche e traumi che li portano a nausea, tremori, diarrea, bruciore, ipersalivazione, per non parlare delle ripercussioni sul loro stato psicologico, basti pensare che alcuni beagle trascorrono una vita in gabbia senza sentire l'effetto dell'erba sotto le loro zampe.

Anche in Italia il beagle viene sfruttato per la vivisezione. Un celebre esempio è Green Hill, dove vengono allevati i beagle destinati ai laboratori di tutta Europa, acquistata dalla Marshall BioResources che è proprietaria anche della Yorkshire Evergreen, l'allevamento appunto contestato dalla petizione.

Molti si chiedono perché proprio il beagle. I motivi sono svariati, tra questi la taglia, la lunghezza del pelo che aiuta i prelievi e le iniezioni, la resistenza cardiaca, ma anche il carattere docile e l'attitudini a vivere in branco, visto che spesso vengono rinchiusi in massa.