Covid 19

Lo studio di nanoparticelle di coronavirus può accelerare la scoperta di farmaci per Covid-19

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L’innovativo approccio, basato sulla proteina Spike presente sulla superficie di Sars-Cov-2, potrà essere utilizzato per valutare rapidamente la capacità dei farmaci di impedire al virus di infettare le cellule umane.

Una nuova applicazione delle nanotecnologie potrebbe accelerare la scoperta di farmaci per Covid-19. Si tratta di una sonda di nanoparticelle fluorescenti basata sulla proteina Spike presente sulla superficie di Sars-Cov-2 in grado di legarsi alle cellule e simulare il processo di infezione nell’uomo. Messa a punto dai ricercatori del National Center for Advancing Translational Sciences (NCATS) e del Naval Research Laboratory (NRL) di Washington (Usa), la sonda potrà essere utilizzata per valutare rapidamente la capacità di agenti biologici, farmaci e composti attivi di impedire al virus di infettare le cellule umane.

Nanoparticelle di Sars-Cov-2 possono accelerare la scoperta di farmaci Covid

Per lo sviluppo del sistema e i test di screening in linee cellulari, i ricercatori hanno combinato le loro competenze complementari in modo da fornire risultati molto prima di quanto avrebbero fatto con sforzi di ricerca separati. Il team di NRL, specializzato in nanoparticelle, è stato guidato da Mason Wolak della Divisione di scienze ottiche. “Rispetto a noi di NRL, i ricercatori dell’NCATS sono esperti nello screening di farmaci attraverso l’uso di sistemi cellulari – spiegano gli studiosi del laboratorio dell’United States Navy – . È stata quindi una partita perfetta”. Al fine di contenere le dimensioni della sonda (circa 10 nanometri), il sistema è stato ottenuto utilizzando nanostrutture fluorescenti chiamate a punti quantici (dall’inglese quantum dot), modellate con cadmio e selenio e quindi fissate alla porzione della proteina Spike di Sars-Cov-2 in grado di riconoscere e legarsi al recettore ACE2 presente sulle cellule umane. Il monitoraggio della fluorescenza permette verificare il legame in vitro e gli effetti sulla cellula nel tempo.

I risultati della ricerca, pubblicati su ACS Nano, mostrano che le sonde di nanoparticelle legate ad ACE2 penetrano all’interno delle cellule, simulando il reale processo di infezione e sono inoltre in grado di imitare il comportamento del virus in presenza di anticorpi neutralizzanti, essendosi rivelati questi ultimi dei potenti inibitori della sonda e avendo impedito alla proteina Spike di legarsi all’ACE2 e di entrare nelle cellule umane. Questi traguardi sono stati osservati anche su linee cellulari derivate da tessuti polmonari comunemente utilizzate nella sperimentazione legata al coronavirus e, in aggiunta, i dati di sicurezza hanno indicato che le cellule non hanno mostrato segni di tossicità alle concentrazioni e ai tempi di esposizione.

Il nostro obiettivo – ha aggiunto Kirill Gorshkov, ricercatore dell’NCTAS e coautore dello studio – è stato quello di creare un sistema di screening per trovare composti che impediscano a Sars-Cov-2 di legarsi alle cellule e di infettarle. Potremo così sviluppare programmi di screening utilizzando librerie di composti per cui si sospetta un’attività contro il virus, identificando rapidamente trattamenti promettenti e sicuri per Covid-19 senza dover necessariamente ricorrere a particolari strutture di biocontenimento per i test”.

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