Lo squalo volpe pelagico ha risollevato le sorti dell’isola di Malapascua completamente distrutta dal tifone Haiyan (Iolanda) nel 2013. Sono passati tre anni da quell’8 novembre in cui il tifone ha stravolto il territorio a nord est di Cebu, nelle Filippine, da allora la popolazione ha cercato di ricostruire le abitazioni per poter ricominciare a vivere e in aiuto è arrivato anche lo squalo volpe pelagico che oggi è il protagonista dell’ecoturismo locale.

Lo squalo volpe pelagico, il cui vero nome è Alopias pelagicus, è uno squalo lamniforme appartenente alla famiglia degli apolidi la cui caratteristica principale è la pinna caudale lunga quasi quanto il resto del corpo e utilizzata per stordire le prede prima di cacciarle. Lungo circa 4 metri e pesante quasi 90 chili, lo squalo volpe pelagico è a rischio estinzione poiché diventa fertile in età avanzata e fa pochi figli. Le sue peculiarità non finiscono qui. Ciò che lo ha reso il salvatore dell’isola di Malapascua è la sua passione per l’igiene. Ogni giorno, la mattina presto, lo squalo lascia il largo per avvicinarsi alla costa, qui trova ad aspettarlo due specie di pesci pulitori, il Labroides dimidiatus e il Thalassoma lunare che, con attenzione, cura e (soprattutto) appetito, ripuliscono lo squalo dai parassiti. A “doccia” finita, lo squalo riprende il largo mentre tutti coloro che hanno assistito allo spettacolo possono proseguire la giornata sulle splendide spiagge bianche dell’isola.

La presenza di una “stazione di pulizia” lungo le coste dell’isola di Malapascua ha permesso agli abitanti di godere dei vantaggi dell’eco-turismo, quel turismo cioè che apprezza lo spettacolo della natura rispettandola senza abusarne. Alla base di questo rapporto tra gli squali e i pesci pulitori c’è la simbiosi di pulizia che permette ad entrambe le parti trarre benefici: i primi vengono ripuliti, mentre i secondi si nutrono. Gli abitanti assicurano che gli squali non sono pericolosi mentre si trovano nelle stazioni di pulizia poiché in quel momento sono interessati unicamente ad eliminare i parassiti. Ovviamente i turisti non possono interagire, ma si limitano ad osservare.

[Foto copertina di The Thresher Shark Research and Conservation Project]