Se ancora non si fosse capito, lo scioglimento dell'Artico non è cosa buona e giusta, e non tanto perché gli orsi polari moriranno tutti e saranno solo un ricordo, ma perché le temperature che stanno portando a questa catastrofe naturale avranno un impatto negativo sulla nostra esistenza, cosa di cui, a differenza di quella degli orsi polari, dovrebbe importarci. Secondo i dati pubblicati dal rapporto “Arctic Resilience” scritto da undici organizzazioni tra cui il Consiglio artico e sette atenei, sarebbero ben 19 i punti di non ritorno legati ai cambiamenti climatici provocati dal riscaldamento globale di cui siamo responsabili, al di là delle convinzioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Vediamo allora insieme i 19 punti di non ritorno conseguenti alla fine dell'Artico come lo conosciamo:

1. Perdita della banchisa dell'Artico: l'assenza di ghiaccio implica la riduzione della mobilità per chi vive nell'Artico e la riduzione di cibo per gli animali.

2. Collasso della Groenlandia: lo scioglimento dei ghiacciai implica un incremento del livello del mare di 7,4 metri.

3. Circolazione termoalina: le modifiche al movimento globale delle masse d'acqua degli oceani influenzano il clima mondiale cambiandolo pericolosamente.

4. Ipossia: l'assenza di sufficiente ossigeno porta alla morte dei pesci, alla distruzione degli ecosistemi e al crollo del settore della pesca.

5. Catena alimentare del mare: l'incremento del numero di predatori rispetto alla prede comporta la distruzione della pesca commerciale e rendere gli ecosistemi più vulnerabili.

6. Collasso della pesca: gli squilibri portano alla scomparsa dei pesci e al crollo del settore della pesca.

7. Produzione primaria nel Mar Glaciale Artico: il cambio delle specie marine che abitano il mare modifica le abitudini della popolazione locale.

8. Collasso dei salmoni: l'aumento delle temperature allontana i salmoni modificando gli ecosistemi.

9. Benthos artico: il caldo allontana i benthos e di conseguenza i suoi predatori portando alla distruzione del settore della pesca ad essi legato.

10. Transizione delle foreste di Kelp: la distruzione di questi ecosistemi si traduce nella perdita dell'habitat per alcune specie di pesci.

11. Eutrofizzazione della costa: il cambio dell'ecosistema porta ad un incremento delle alghe che rendono difficile la vita ai pesci, ai mammiferi marini e alle persone.

12. Transizione delle torbiere: le modifiche a questi ambienti hanno conseguenze sull'agricoltura e l'incremento di quantità di gas serra.

13. Lago termocarsico diventa ecosistema terrestre: questo cambiamento porta ad un incremento della CO2 e del metano nell'aria che peggiora i cambiamenti climatici.

14. Posizione dei canali dei fiumi: uno spostamento dei canali di accesso ai fiumi porta ad una modifica drastica delle abitudini delle comunità locali.

15. Le saline diventano piane tidali: il passaggio da un ecosistema all'altro distruggerà l'habitat di alcune specie marine.

16. Mobilità dell'Artico: le modifiche agli spostamenti implicano la perdita di cibo e di tradizioni locali.

17. La tundra diventa foresta boreale: il cambio di vegetazione modica l'habitat di mammiferi e uccelli e riduce il cibo per le renne.

18. La tundra diventa steppa: il cambio di vegetazione riduce il numero di laghi e accelera la formazione del permafrost.

19. Le conifere diventano foreste decidue: il cambio di ecosistema modifica le abitudini della popolazione locale.

[Foto copertina di JayMantri]