Mai prima d’ora abbiamo vissuto una condizione così dura, dovuta alle misure di restrizione per fronteggiare l’emergenza coronavirus che, da quasi due mesi, vietano gli spostamenti alle persone, se non per comprovati motivi di lavoro o necessità essenziali, come le uscite per l’acquisto di alimentari in negozi e supermercati, oppure per andare in farmacia. Restiamo a casa è l’imperativo di queste settimane, un periodo che per tanti è diventato un tempo interminabile e spesso indefinito. Sui social, che stanno contribuendo in maniera importante a tenerci in contatto, non è infatti raro imbattersi in commenti del tipo “non ne usciremo mai” piuttosto che “i contagi sicuramente aumenteranno” sotto ai post in cui si parla della fase 2. Formule che rispecchiano un preciso approccio alla situazione attuale e che, agli occhi degli esperti, appaiono come un chiaro segnale della percezione della condizione vissuta restando tra le mura domestiche. Ma quali sono esattamente le ripercussioni della quarantena sulle persone? E cosa bisogna fare per combattere il disagio di questo momento? Lo abbiamo chiesto al dott. Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta, Direttore della rivista italiana Psicologia contemporanea e Direttore scientifico di Mindwork.it, il servizio online che offre consulenza psicologica a distanza.

Allora Dottore, quali sono gli effetti del lockdown?

Gli effetti possono essere diversi, a seconda di come la persona vive il lockdown. Ci sono delle persone che si lasciano sprofondare nell’apatia e, da questo punto di vista, si fanno consumare dal tempo, sviluppando dei sintomi di tipo depressivo. In questo modo, a causa del lockdown e per via di questo approccio mentale, tendono a congelare il tempo. Allo stesso modo, ci sono invece delle persone che cercano di reagire, diciamo in maniera più utile, a questa pausa forzata e si adoperano per utilizzare al meglio il tempo a loro disposizione invece di farsi usare dal tempo. Queste sono le persone che, seppure in una condizione di difficoltà e magari di isolamento e solitudine, si adoperano per mantenere viva la dimensione relazionale, che quindi cercano di mantenere dei contatti quotidiani con i loro cari e che, giorno dopo giorno, sfruttano al meglio il tempo a disposizione per migliorarsi, per imparare e instaurare delle buone abitudini, e anche per entrare in contatto con le proprie emozioni.

Lo psicologo Luca Mazzucchelli
in foto: Lo psicologo Luca Mazzucchelli

Le reazioni sono quindi molto diverse ma, sicuramente, quelli che sono i comportamenti di sempre e le nostre abitudini sono stravolti in questa fase, non sempre in peggio. Però c’è da dire anche che siamo davanti a una nuova visione del bilanciamento tra famiglia e lavoro, il cosiddetto work-life balance, e questo perché la dimensione familiare e quella del lavoro sono sempre più sovrapposte per molti di noi. Questo ha degli aspetti negativi, ma può avere anche dei risvolti positivi.

Parlando delle persone che stanno vivendo una situazione di disagio, cosa bisogna fare combattere questa condizione?

Chiaramente, dipende dal livello di disagio che stiamo provando. Dobbiamo innanzitutto tenere a mente che sarà tanto più facile per noi rialzarci nella misura in cui riusciremo a farlo insieme a qualcuno. Per questo, evitare la solitudine è la prima cosa da fare. L’isolamento sociale, inteso come ritiro sociale, è l’anticamera della depressione. Se sentiamo di avere questa tendenza, dobbiamo contrastarla, chiedendo aiuto alle persone cui vogliamo bene. Facendo quindi videochiamate, scrivendo loro delle lettere e andando nella direzione di organizzare anche degli appuntamenti quotidiani, possibilmente in video, con le persone per noi importanti.

Poi c’è un altro strumento, che è molto importante e che ci aiuta ad entrare in contatto con le nostre emozioni più ingombranti, oltre ad alleggerire la portata e il carico dei pensieri negativi che possiamo avere in testa, che è quello del diario. Ogni giorno, prendersi del tempo per riversare su carta quello che è il nostro universo interiore, è molto prezioso. Nell’atto della scrittura, riusciamo infatti a dare una forma a quello che si muove al nostro interno e, quindi, a dargli anche a un significato, entrando contemporaneamente in contatto con queste emozioni.

Uno degli atteggiamenti spesso riscontrabili nelle persone che stanno vivendo male questo momento è infatti quello di cercare di combattere le emozioni ingombranti e più spiacevoli, ma non è ignorandole e cercando di distrarci da loro che riusciamo a superarle, bensì entrando in contatto con queste emozioni e attraversandole per poterne uscire fuori, quindi scrivendole e avvicinandoci naturalmente a loro per cercare di ascoltarle. E la scrittura, sotto questo punto di vista, è uno strumento molto utile.

Ha parlato di “appuntamenti”, cioé di fissare delle scadenze. In questo periodo così particolare, spesso si scelgono date dovute all’isolamento sociale, come la fine della quarantena. Anche oggi, però, si parla però di un rinvio dell’apertura dei negozi, dal 4 all’11 o forse al 18 maggio. Il fatto che queste date vengano spostate in avanti, può rappresentare un problema?

Anche qui, dipende molto da come decidiamo di leggere la questione e lo spirito con cui ci avviciniamo alla progettualità e al porci obiettivi. Sicuramente, noi dobbiamo continuare a progettare, a porci obiettivi e date di scadenza perché, in un contesto nel quale tutto è bloccato ed è fermo, noi dobbiamo continuare a tenere accesa la dimensione del futuro. E il progetto, l’obiettivo e la generatività ci rimandano e rinforzano il futuro. Non dimentichiamo che le persone depresse sono coloro le quali non riescono a vedere il futuro e, quando non si vede il futuro, si deprime nel presente. Quindi è molto importante per noi mantenere la speranza sul futuro. Detto questo, dobbiamo essere adulti e anche consapevoli del fatto che, ogni tanto, i progetti si fanno, gli obiettivi vengono posti, le linee di scadenza ce le diamo, ma non sempre possono essere rispettati. Non è un problema: quando un nostro piano va a monte, dobbiamo adoperarci il prima possibile per risalire in sella e ridarci un’altra data di scadenza. Non possiamo avere una certezza sempre chiara di quello che accadrà, l’importante è continuare a pianificare, pronti a vedere i propri piani essere abbattuti, ma non per questo dobbiamo decidere di smettere di giocare la partita.

C’è una storia che, secondo me, è molto interessante sul fatto che noi non dobbiamo essere ottimismi, o meglio, non dobbiamo pensare positivo in questa fase perché, pensando positivo, finiamo per indorare la pillola, per cui non riusciamo a guardare la realtà in faccia. Noi dobbiamo avere una grande speranza nel futuro ma dobbiamo guardare il presente non certo in maniera pessimistica ma neanche ottimistica, bensì in maniera realistica. Se non guardiamo la realtà in faccia, non riusciamo a capire qual è la giusta mossa da mettere in campo. Le persone troppo positive possono andare incontro al rischio cui lei faceva accenno nella domanda, cioè vedere continuamente le proprie aspettative sulla realtà infrante, e questo poi porta davvero a lasciarsi andare. Dobbiamo imparare tutti quanti ad abbandonare il pensiero positivo ingenuo e a sposare un sano atteggiamento realistico verso il presente, senza mai abbandonare la speranza rispetto al futuro.

Dobbiamo guardare al futuro, ma non possiamo farlo senza immaginare come sarà il futuro. Per cui, quale impatto avrà il distanziamento sociale quando poi si potrà uscire ma dovremo comunque mantenere un metro di distanza?

Sarà un ritorno alla normalità molto graduale, ma non sappiamo se la normalità che poi ci aspetta sarà la stessa alla quale siamo abituati. Io non credo e, da un certo punto di vista, non lo spero, nel senso che spero che questa situazione possa cambiarci davvero, nel profondo, aiutando a riavvicinarci ai nostri valori più importanti e togliere le tante cose superflue. E a fare più attenzione, cioè a non dare più per scontato le tante fortune che in realtà noi abbiamo, ma che abbiamo smesso di vedere. Come sarà il ritorno alla normalità con queste relazioni così distanti? Beh, la verità è che nessuno ha la sfera di cristallo, ma credo che dipenderà molto da noi e da come vivremo questa situazione. Il rischio è che le persone resilienti diventeranno sempre più resilienti, mentre le persone fragili rischieranno invece di aver bisogno di un grande aiuto. E, da questo punto di vista, la psicologia dovrà sempre più essere protagonista all’interno delle aziende, delle politiche sociali e della nostra formazione individuale.

È un po’ come quando arriva l’uragano in mezzo a una giungla, sradicando alcuni alberi, ma non tutti. Gli alberi che resistono sono quelli più saldi e con le radici ben piantate per terra, quelli che vengono strappati via sono invece quelli più fragili oppure quelli che sono lì da tanto tempo ma magari non hanno saputo rinnovarsi. La stessa cosa vale per le nostre aziende e le nostre persone. Sta passando l’uragano coronavirus, per cui dobbiamo assolutamente adoperarci ora affinché la psicologia possa aiutare i cittadini, politici e aziende per recuperare l’essere umano e rimettere l’attenzione sulla sua psicologia. Tanto prima lo faremo, tanto più facile sarà ripartire.

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