L’inversione dei poli magnetici della Terra sarebbe più veloce del previsto, questo è quanto sostengono i ricercatori che hanno analizzato alcune particelle magnetiche trovate in Siberia. Vediamo insieme cosa c’è da sapere sulle novità riguardanti l’inversione dei poli magnetici della Terra e quali sono i rischi per noi.

Prima di tutto vediamo insieme cos’è l’inversione dei poli magnetici della Terra. Partiamo con il dire che la Terra ha due poli magnetici, uno a nord e uno a sud, ma non coincidono con quelli geografici, pur essendo attualmente vicini. I poli magnetici della Terra ciclicamente si invertono e l’ultima inversione risale a 780.000 anni fa. L’inversione dei poli magnetici della Terra di solito è graduale e questo fa si che la vita sul nostro Pianeta non subisca ripercussioni in seguito a questo evento. Attualmente gli scienziati stanno studiando l’inversione dei poli perché si è notato che questi si stanno spostando più velocemente del solito e quindi potremmo essere vicini ad uno switch.

A queste ipotesi si aggiunge la ricerca dello scienziato Yves Gallet che ha analizzato la magnetostratigrafia di una sezione di sedimenti estratti dal fiume Khorbusuonka in Siberia osservano l’orientamento delle particelle di due minerali, la magnetite e l’ematite. Dalla direzione di 437 campioni analizzati, gli esperti sono giunti alla conclusione che questi hanno passato 78 inversioni di poli magnetici negli ultimi 3 milioni di anni. Un tasso di inversione considerato dagli esperti molto alto, se paragonato a quello di periodi precedenti. Ma questo cosa significa? Cosa rischiamo?

Quanto scoperto dagli scienziati non ci aiuta a capire quando ci sarà la prossima inversione dei poli magnetici della Terra, né associa quelle passate ad estinzioni di massa precedentemente registrate.

L’importanza dello studio dell’inversione dei poli magnetici della Terra sta nel fatto che nel periodo di inversione il Pianeta potrebbe rimanere senza lo scudo fondamentale che ci protegge dalle tempeste geomagnetiche del vento solare e che potrebbero provocare potenziali danni catastrofici interferendo con i satelliti, le comunicazioni radio e i sistemi di navigazione GPS.

Lo studio, intitolato "Extreme geomagnetic reversal frequency during the Middle Cambrian as revealed by the magnetostratigraphy of the Khorbusuonka section (northeastern Siberia)", è stato pubblicato su Earth and Planetary Science Letters.