C’è un nesso tra l’esercizio fisico e la risposta immunitaria ai vaccini: lo evidenziano due studi condotti dai ricercatori dell’Università del Saarland, in Germania, che hanno osservato la risposta alla vaccinazione antinfluenzale in sportivi professionisti, tra cui ciclisti, nuotatori, podisti e cestisti, e negli atleti amatoriali.

L'esercizio fisico aumenta la risposta al vaccino

Nel primo studio, pubblicato sulla rivista Brain, Behaviour and Immunity, gli studiosi hanno indagato sulla possibilità che l’allenamento influenzasse la risposta del sistema immunitario alla vaccinazione, confrontando lo sviluppo di cellule immunitarie specifiche e anticorpi neutralizzanti nei due gruppi monitorati. L’analisi ha indicato che entrambi i gruppi mostravano “un aumento significativo” delle difese dell’organismo, considerevolmente “più pronunciato nei professionisti”, con una presumibile migliore protezione contro i virus dell’influenza rispetto agli atleti amatoriali, ha affermato Martina Sester, immunologa dell’Università del Saarland e coautrice dello studio. Dati per cui i ricercatori hanno ipotizzato che il sistema immunitario degli atleti sia rafforzato dalle richieste fisiche quotidiane e dall’allenamento intenso, consentendo agli sportivi di rispondere in maniera più efficace al vaccino.

Questo primo set di risultati, sebbene significativo, non ha però tenuto conto dell’intensità dell’esercizio e del fatto che un singolo allenamento intenso potesse o meno alterare la risposta alla vaccinazione. In tal senso, nel secondo studio, pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise, i ricercatori hanno rivisto i dati, concentrando l’analisi sulla sola risposta immunitaria osservata negli atleti professionisti. Nello specifico, gli studiosi hanno confrontato i livelli di cellule immunitarie e di anticorpi negli sportivi che avevano ricevuto il vaccino antinfluenzale entro le due ore dall’ultima sessione di allenamento con quelli che erano stati vaccinati il giorno successivo al loro ultimo allenamento.

Frequenza e intensità degli allenamenti

L’indagine puntava a chiarire l’eventuale esistenza di un momento in cui il sistema immunitario degli atleti si trova in condizione da attenuare i meccanismi di attivazione, supponendo che il gruppo di sportivi vaccinato dopo l’allenamento mostrasse livelli di cellule immunitarie e anticorpi neutralizzanti inferiori rispetto a coloro che avevano ricevuto il vaccino dopo un periodo di riposo più lungo. Tuttavia, i ricercatori non hanno trovato differenze sostanziali: sia il gruppo cui il vaccino era stato somministrato quasi immediatamente dopo l’allenamento sia quello che aveva ricevuto la dose di vaccino il giorno successivo hanno mostrato livelli di cellule immunitarie reattive all’influenza “che hanno raggiunto il picco una settimana dopo la vaccinazione, senza differenza tra i due gruppi”.

Analogamente, anche gli anticorpi neutralizzanti “hanno mostrato un aumento significativo in entrambi i gruppi, con nessuna differenza nei diversi tipi di anticorpi” con la sola eccezione contro il ceppo di Brisbane, uno dei più pericolosi secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Per quest’ultimo ceppo “i titoli di anticorpi neutralizzanti hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi” con un aumento più marcato in coloro che avevano ricevuto il vaccino il giorno successivo all’allenamento.

Nel complesso, i due studi ci dicono che è probabile che essere in forma aumenti la risposta immunitaria indotta da una vaccinazione indipendentemente da quanto intensamente ci alleniamo” ha aggiunto la dott.ssa Sester che, malgrado le ricerche si siano concentrate solo su professionisti e atelti amatoriali, ritiene che anche gli sportivi più occasionali possano avere una migliore risposta alla vaccinazione rispetto alle persone sedentarie. Allo stesso modo, sia lei sia i suoi colleghi si attendono che una migliore forma fisica possa aumentare la risposta immunitaria ad altri vaccini, incluso, potenzialmente, quello contro Covid-19. “I principi di base della risposta al vaccino sono probabilmente gli stessi” ha concluso Sester. Tuttavia, future indagini dovranno confermare questa possibilità, se e quando sarà disponibile un vaccino anti-coronavirus.