Una nuova ricerca, presentata in occasione del meeting annuale dell’EASD, l’Associazione europea per lo studio del diabete, che quest’anno si è tenuto online a causa della pandemia di Covid-19, ha confermato la relazione tra esercizio fisico e aspettativa di vita, evidenziando per la prima volta che l’attività motoria è associata a una significativa riduzione del rischio di mortalità in chi soffre di diabete di tipo 2, la forma più diffusa e frequente nei soggetti in età adulta.

“Mortalità ridotta del 33% nei diabetici di tipo 2”

La vita sedentaria è stata da tempo inclusa nell’elenco dei fattori che possono portare all’insorgenza di diabete di tipo 2 ma i ricercatori hanno osservato che l’esercizio fisico migliora la sensibilità insulinica, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e inibisce le citochine infiammatorie, determinando un calo del 25-32% del rischio di mortalità per tutte le cause nei diabetici di tipo 2.

Lo studio, condotto dal dott. Yun-Ju Lai del Taichung Veterans General Hospital di Nantou (Taiwan) ha preso in esame i dati del National Health Interview Survey (NHIS), il sondaggio promosso ogni quattro anni negli Stati Uniti per monitorare lo stato di salute della popolazione, e il database del National Health Insurance (NHI) di Taiwan, il sistema di assicurazione sanitaria dello Stato dell’Asia orientale. Per l’analisi sono state utilizzate informazioni sulle caratteristiche di ogni partecipante allo studio, compresi gli stili di vita, le abitudini di esercizio e lo stato socio-economico, negli anni 2001, 2005, 2009 e 2013.

Nello specifico, sono state esaminati i dati disponibili su una popolazione di 4.859 adulti con diabete di tipo 2 (età media 59,5 anni), che hanno permesso mettere in relazione l’attività motoria agli indici di mortalità osservati. In particolare, i ricercatori hanno osservato che le persone con maggiore propensione all’esercizio fisico (definito come 0-800 kcal/settimana di dispendio energetico) hanno mostrato un tasso di mortalità inferiore del 25% rispetto a coloro che non svolgevano attività motoria. Percentuale che ha raggiunto il 32% in coloro che, praticando esercizio fisico, in una settimana bruciavano più di 800 kcal.