Qual è l’influenza delle teorie del complotto sui nostri comportamenti? E quanto incidono sulle nostre scelte? La risposta arriva da un team di ricercatori dell’Università di Innsbruck, in Austria, che in un nuovo studio ha affrontato la questione, dimostrando che non abbiamo bisogno di credere nelle teorie cospiratorie perché queste abbiano un effetto su di noi. Secondo gli studiosi è sufficiente il semplice confronto affinché queste abbiano un impatto sul nostro comportamento, anche se le reputiamo false o ingannevoli e ci raffrontiamo solo brevemente con loro.

Così le teorie del complotto ci condizionano

Da anni, e in particolare con la pandemia di Covid-19, le tesi del complotto stanno vivendo un vero e proprio boom, per cui è quasi impossibile ignorarle. Una tendenza su cui si sono espresse anche alcune organizzazioni internazionali e la stessa Commissione europea, che ha indicato come fare a riconoscerle o come comportarsi al riguardo. Tuttavia, hanno riscontrato gli studiosi, venirne a conoscenza – indipendentemente dal fatto che le reputiamo ingannevoli o fuorvianti – influenza comunque le nostre decisioni. “Il nostro studio – ha affermato il professor Loukas Balafoutas a capo del gruppo di ricerca – mostra che coloro che sono stati esposti a una teoria del complotto per soli tre minuti hanno agito in modo diverso in un successivo esperimento comportamentale rispetto alle persone del gruppo di controllo”.

Lo studio, i cui dettagli sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Economic and Political Studies, ha coinvolto 144 persone. Alla metà è stato mostrato un video di 3 minuti che rappresentava lo sbarco sulla Luna del 1969 come un falso. Il gruppo di controllo, d’altra parte, ha guardato un video sempre di 3 minuti, sul programma spaziale dello Space Shuttle. Successivamente, le persone hanno partecipato a un gioco, chiamato “gioco della richiesta di denaro”, con i giocatori divisi in coppie ai quali è stato chiesto di fare un’offerta intera simultanea tra i 5 e i 14 euro. Chi faceva l’offerta minore, riceveva indietro l’importo della propria offerta maggiorato di 10 euro. Chi invece faceva l’offerta più grande riceveva solo l’importo dell’offerta. In caso di parità, entrambi i giocatori ricevevano esattamente la loro offerta.

Naturalmente, in questo gioco, la migliore riposta a un’offerta superiore a 5 euro dell’altro partecipante è quella di offrire esattamente 1 euro in meno. Se invece, l’altro partecipante offre 5 euro, la migliore risposta è di 14 euro. “In questo esperimento – spiegano gli studiosi – abbiamo scoperto che coloro che avevano guardato il video della teoria del complotto offrivano importi inferiori. Ciò dimostra che queste persone agiscono in modo più strategico. Da un lato, questo può portare a un profitto più elevato nel gioco ma, allo stesso tempo, questo approccio comporta anche il rischio di incorrere in una perdita”.

Il nostro scopo – ha aggiunto Balafoutas – non era quello di valutare questo comportamento come migliore o peggiore, ma semplicemente mostrare che le persone esposte a una teoria del complotto in precedenza mostravano un comportamento diverso rispetto al gruppo di controllo in una situazione successiva che è completamente diversa in termini di contenuto”.

L’esperimento, condotto prima della pandemia di Covid-19, ha permesso agli studiosi di capire “come le teorie del complotto influenzino il comportamento dopo una breve esposizione, condizionando le azioni degli individui senza necessariamente convincerli della validità di una teoria . L’analisi dei dati ha inoltre dimostrato che il semplice contatto con tali teorie può essere sufficiente per modificare il comportamento”.