I ricercatori hanno creato una specie di “cavallo di Troia” utile a sconfiggere il cancro: la nuova tecnica utilizza le piastrine per trasportare un anticorpo monoclonale che induce al suicidio le cellule tumorali che, in alcuni casi, rischiano di restare in seguito all'operazione chirurgica di asportazione del cancro a cui si sottopongono spesso i pazienti malati. Il trattamento per ora è stato testato solo sugli animali e i risultati sono stati raccolti nello studio intitolato “In situ activation of platelets with checkpoint inhibitors for post-surgical cancer immunotherapy” e pubblicato su Nature Biomedical Engineering. Ma vediamo come funziona.

Quando una persona malata si sottopone ad un intervento di chirurgia utile ad asportare la massa tumorale, nel corpo rischiano di restare alcune piccole cellule tumorali che, con il tempo, potrebbero far ricrescere il cancro o sviluppare metastasi in altri ormoni. Per evitare questo nella maniera più efficace i ricercatori sono giunti alla conclusione che dovesse essere necessario sfruttare i vantaggi delle piastrine: queste sono le cellule del sangue che, in tutta fretta, si accumulano nei pressi delle ferite per ripararle. In pratica, meglio di altri anticorpi, le piastrine riescono a raggiungere direttamente sul posto (la ferita provocata dall'intervento chirurgico) eventuali cellule tumorali.

Consapevoli di questa caratteristica delle piastrine, i ricercatori hanno deciso di modificarle ‘attaccandogli' un anticorpo monoclonale che interviene contro le cellule tumorali: quando entra in contatto con loro infatti le induce al suicidio e sconfiggendo definitivamente il rischio di una ricaduta.

I risultati positivi ottenuti dalla sperimentazione animale fanno ben sperare i ricercatori che questa tecnica possa un giorno essere utilizzata sugli esseri umani. Per adesso però non ci resta che aspettare.

[Foto copertina di qimono]