15 Ottobre 2021
12:10

Le strategie delle varianti Covid (non solo Delta) per ridurre l’efficacia dei vaccini

Le varianti di preoccupazione (VOC) possono portare a una pandemia più pericolosa, rallentando i progressi fatti finora: lo indicano i dati di un ampio studio condotto in Ontario che ha preso in esame i dati di oltre 200mila casi di Covid sequenziati.
A cura di Valeria Aiello

Le varianti del coronavirus possono portare a una pandemia più grave e mortale di quella causata dal ceppo originario. Lo rileva un ampio studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal che indica come l’emergere di nuove varianti di preoccupazione (VOC) possa mettere in discussione gli sforzi fatti finora. Le nuove varianti, precisano gli autori dello studio “rallentano i progressi contro la pandemia in tre modi distinti, aumentando la trasmissibilità e il numero di replicazione del virus, aumentando la fuga immunitaria e riducendo l’efficacia dei vaccini, e aumentando la virulenza dell’infezione da Sars-Cov-2”.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno esaminato oltre 200mila casi di Covid-19 segnalati dal 7 febbraio al 26 giugno 2021 in Ontario, la più grande provincia del Canada, che conta una popolazione di quasi 14,8 milioni di abitanti. Nel periodo di studio, le varianti di preoccupazione, che includono quelle con mutazione N501Y, come Alpha, Beta, Gamma e Delta, hanno sostituto il ceppo di Sars-Cov-2 originario. La variante Delta, presente in Ontario da aprile 2021, è diventata il ceppo dominante entro luglio 2021.

In questi pazienti, valutati per età, sesso, tempo, stato di vaccinazione, patologie pregresse e stato di gravidanza, i ricercatori hanno osservato un aumento del rischio di ospedalizzazione, ricovero e morte associato alle varianti di preoccupazione, rispettivamente del 52%, 89% e 51% rispetto alle infezioni causate da varianti non-VOC. Nei casi di variante Delta, l’aumento del rischio è risultato più pronunciato, al 108% per il ricovero in terapia intensiva e al 133% per la morte. Altri importanti risultati dello studio mostrano che i pazienti con infezioni da varianti di preoccupazione sono significativamente più giovani e hanno meno probabilità di avere altre patologie rispetto non-VOC. Dei casi totali, il 22,4% delle infezioni erano non-VOC, mentre il 76,7% erano infezioni con mutazione N501Y, di cui il 2,8% era di Delta.

I ricercatori hanno anche esaminato l’effetto della vaccinazione, che ha mostrato attenuare la gravità delle infezioni da varianti di preoccupazione, riducendo il rischio di malattia grave e morte nelle persone parzialmente e completamente vaccinate. “Gli effetti qui riportati rappresentano un sostanziale grado di protezione contro la morte conferito dai vaccini (circa 80%-90%), anche quando non riescono a prevenire l’infezione – precisano gli studiosi – . Tali effetti protettivi diretti possono aiutare a ridurre gli impatti sulla salute della trasmissione SARS-CoV-2 in corso in Ontario, anche se l’immunità di gregge si dimostra sfuggente a causa della crescente virulenza delle varianti di preoccupazione. Questa porterà a una pandemia considerevolmente più grande e mortale di quella che si sarebbe verificata in assenza di varianti” hanno concluso gli autori.

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