Sembrano tenere e indifese, ma le manguste striate sono animali da combattimento: formano grandi gruppi e si picchiano tra loro senza esclusioni di colpi. A raccontarci il loro comportamento molto simile al nostro sono i ricercatori della University of Exeter che sul giornale Animal Behaviour hanno pubblicato lo studio intitolato “Causes and consequences of intergroup conflict in cooperative banded mongooses”.

Dopo averle osservate durante i loro scontri violenti, i ricercatori si sono chiesti come mai le manguste striate si riunissero in grandi gruppi per poi menarsi violentemente tra loro, un po’ come accade a noi esseri umani quando ci dividiamo in gang rivali. Gli scienziati spiegano infatti che le manguste striate dell’Uganda si raggruppano in gang da 20-30 elementi che si posizionano in linea e che si fronteggiano con un’altra gang altrettanto affollata e distribuita.

[Foto di ExeterUni]

Sembra quasi di sentire Massimo, in “Il Gladiatore”, urlare “Al mio segnale, scatenate l’inferno” quando le gang rivali si attaccano violentemente, provocandosi ferite gravi e, in alcuni casi, anche la morte. Una volta che la rissa ha avuto inizio, le scene a cui è possibile assistere sono feroci e inaspettate: alcune manguste raggiungono le tane dei nemici dove uccidono i cuccioli, mentre in altri casi femmine e maschi rivali si accoppiano. Al termine dello scontro, alle manguste non resta che contare le vittime sia tra gli adulti, sia tra i più piccoli.

[Foto di Wikipedia]

A sorpresa, le femmine gravide sembrano riuscire a non perdere il piccolo e a non indurre l’aborto durante gli scontri: il motivo di questo comportamento potrebbe essere proprio la necessità di dar vita a nuovi membri del gruppo, considerati quelli morti sul campo. I membri di ogni gang sono dunque quasi tutti imparentati tra loro, per questo capita ogni tanto che maschi e femmine rivali si accoppiano tra loro per “mescolare” le linee di sangue.

[Foto di Harry Marshall]

I motivi di queste guerre sono dunque il sesso e il territorio.

[Foto copertina di Harry Marshall]