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26 Marzo 2021
13:48

Le donne di mezza età sono le più colpite dalla nuova sindrome post-Covid

Chiamata anche long Covid, si manifesta con sintomi che persistono per mesi, come la mancanza di respiro, affaticamento, dolori muscolari e la cosiddetta “nebbia cerebrale”. Secondo un nuovo studio, le donne sotto i 50 anni hanno sette volte più probabilità di soffrire di questa condizione rispetto agli uomini della stessa età. Un’ulteriore indagine indica che fino al 70% dei pazienti Covid ricoverati in ospedale non si è completamente ripreso a 5 mesi dopo la dimissione.
A cura di Valeria Aiello
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Le donne di mezza età sono le più colpite dai sintomi più gravi e persistenti della long Covid, una condizione nota anche come postumi a lungo termine di Covid-19 o sindrome post-Covid, caratterizzata da una serie di segni clinici, tra cui mancanza di respiro, affaticamento, dolori muscolari e “nebbia cerebrale” – una sensazione di annebbiamento mentale e di lieve confusione che impedisce di essere ludici e pronti. Lo indicano due nuovi studi condotti nel Regno Unito che hanno valutato le conseguenze dell’infezione da coronavirus Sars-Cov-2 in pazienti che hanno richiesto il ricovero in ospedale.

Le donne di mezza età più colpite da long-Covid

Il primo, lo studio osservazionale Phosp-Covid disponibile in preprint su MedRxiv e guidato dall’Università di Leicester, ha seguito oltre 1.000 pazienti Covid che hanno richiesto il ricovero in ospedale nel 2020. Di questi, fino al 70% non si è completamente ripreso, continuando in media a manifestare sintomi persistenti fino a cinque mesi dopo la dimissione. Un secondo studio condotto dall’Università di Glasgov, ha rilevato che le donne sotto i 50 anni hanno sette volte più probabilità di mostrare mancanza di respiro e il doppio delle possibilità di riportare un livello di affaticamento peggiore rispetto agli uomini della stessa età, fino a sette mesi dopo il ricovero in ospedale.

I risultati di questa seconda indagine, anche questi disponibili in preprint su MedRxiv, hanno inoltre indicato che la persistenza dei sintomi di long Covid ha impedito al 18% delle persone di tornare al lavoro e costretto il 19% a cambiare lavoro. “Più della metà dei pazienti – indicano gli studiosi – ha riferito di non essere completamente guarita 7 mesi dopo la comparsa dei primi sintomi di Covid-19. Le persone senza condizioni di salute preesistenti e di età inferiore ai 50 anni avevano maggiori probabilità di esiti peggiori a lungo termine rispetto ai più anziani e chi soffre di comorbidità, in particolare le donne di mezza età e quelle che hanno sviluppato forme più gravi di Covid-19”.

Secondo i ricercatori, tuttavia, la gravità dell’infezione non è sufficiente a spiegare il più alto rischio di long Covid nelle donne né il motivo per cui quelle di età compresa tra i 40 e i 60 anni sono risultate le più colpite rispetto alle donne più giovani e più anziane. Questa differenza potrebbe essere dovuta al fatto che “i gruppi di età più avanzata hanno maggiori probabilità di morire” ha affermato uno dei coautori dello studio, il dottor Nazir Lone, specialista in terapia intensiva presso la Royal Infirmary di Edimburgo. Più in generale, Lone ha anche osservato che il più alto rischio rispetto agli uomini potrebbe essere dovuto a “una diversa risposta immunitaria nelle donne, che al contrario può determinare la maggiore probabilità per gli uomini di ricovero in ospedale.

Lo studio Phosp-Covid ha inoltre osservato che la maggior parte delle persone con sintomi persistenti aveva un livello più alto del normale di una specifica proteina, chiamata proteina C-reattiva (CRP), sintetizzata in risposta allo stato infiammatorio. Livelli più elevati erano presenti anche nelle donne di mezza età e “potrebbero spiegare perché la sindrome post-Covid sembra essere più prevalente in questo gruppo – ha aggiunto l’epidemiologa Louise Wain, presidente della British Lung Foundation Research dell’Università di Leicester – . Sono però necessarie ulteriori indagini per comprendere appieno questi processi”.

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