20 Dicembre 2017
14:28

Le cellule killer aiutano crescita e nutrimento del feto finché non si forma la placenta

Le cellule ‘Natural Killer’ aiutano la crescita del feto e il suo nutrimento prima della formazione della placenta: questo potrebbe permettere di capire come contrastare gli aborti spontanei.
A cura di Zeina Ayache
Immagine 3D di un feto alla 25esima settimana (Radiological Society of North America).
Immagine 3D di un feto alla 25esima settimana (Radiological Society of North America).

Le cellule ‘natural killer', conosciute anche come linfociti NK, aiutano la crescita del feto agevolando il nutrimento materno nelle prime fasi dello sviluppo e in attesa della formazione della placenta. La notizia arriva dai ricercatori della University of Science and Technology of China che sulla rivista specializzata Immunity hanno pubblicato il loro studio intitolato “Natural Killer Cells Promote Fetal Development through the Secretion of Growth-Promoting Factors”. Ma come è possibile? E cosa significa?

Linfociti NK. Le cellule Natural Killer sono cellule del sistema immunitario che ‘amiamo' particolarmente perché sono in grado di contrastrare e distruggere le cellule tumorale e quelle infette da virus: insomma, sono killer non per noi ma per ciò che potrebbe fare molto male alla nostra salute.

Cellule Killer e gravidanza. I ricercatori ci spiegano che durante il primo trimestre di gravidanza, le cellule killer abbondando nell'utore tra le cellule immunitarie presenti e il loro numero cala drasticamente dopo la formazione della placenta. Ma a cosa servono? In pratica gli esperti hanno scoperto che secernono dei fattori di crescita importanti per i topi (sui quali sono stati effettuati i test), ma anche per gli uomini: quelle uterine ad esempio agevolano la crescita dei vasi sanguigni nella placenta e hanno un impatto positivo sul peso del bambini e in generale sullo sviluppo del feto.

A cosa serve questa scoperta. Scoprire che le cellule killer agevolano la crescita del feto è fondamentale per capire come utilizzarle per proteggere i bambini evitando procedure invasivi in caso di problemi di sviluppo: ad esempio con infusioni intravenose o somministrazioni per via vaginale. E non è tutto. Queste cellule sembrerebbero addirittura un'alternativa più sicura alle cellule staminali pluripotenti perché indurrebbero meno la formazione del tumore. Studi aggiuntivi sono necessari per comprendere meglio il funzionamento di queste cellule e, spiegano i ricercatori, per capire come contrastare i problemi di crescita fetali, gli aborti spontanei senza ragioni apparenti e la perdita del bambino correlata all'età.

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