È improbabile che le app di tracciamento dei contatti utilizzate per contenere l’epidemia di Covid-19 siano efficaci nel controllare la diffusione del coronavirus all’interno delle comunità”. Lo evidenzia uno nuovo studio dell’University College di Londra pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Digital Health che ha indicato come l’uso dei sistemi di sistemi di tracciamento automatico dei contatti sia, ad oggi, limitato. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno esaminato oltre 4.000 articoli sul contact tracing automatico e parzialmente automatico pubblicati tra gennaio e aprile 2020, selezionando 15 ricerche che presentavano maggior solidità e analizzandole per comprendere quale sia l’impatto delle app nel controllo della pandemia.

Al momento, indicano gli autori, “non ci sono prove sufficienti per giustificare l’affidamento del tracciamento dei contatti ad approcci automatizzati senza ulteriori misure di controllo” suggerendo che, per prevenire con successo la diffusione del coronavirus, tali metodi di tracciamento debbano ancora essere utilizzati all’interno di una risposta di salute pubblica. Questo è vero anche in caso di ipotesi ottimistiche, spiegano gli studiosi, dove il 75-80% dei proprietari di smartphone utilizza l’app e il 90-100% dei potenziali contatti identificati osservi la quarantena.

Sebbene il tracciamento automatico dei contatti automatizzato possa supportare il tracciamento manuale, richiede una diffusione su larga scala da parte della popolazione e rispetto rigoroso dell’avviso di quarantena da parte di chi riceve la notifica per avere un impatto significativo sulla riduzione della trasmissione –  ha osservato l’autore principale, Isolbel Braithwaite – . La nostra ricerca ha evidenziato l’urgente necessità di un’ulteriore valutazione di queste app nella pratica della salute pubblica, poiché nessuno degli studi analizzati ha fornito prove della loro efficacia nel mondo reale”. “Al momento – ha aggiunto il dott. Robert Aldridge dell’UCL Institute of Health Informatics – non abbiamo prove valide sul fatto che una notifica da un’app per smartphone sia altrettanto efficace nel rompere la catena di trasmissione attraverso gli avvisi di isolamento di chi è entrato in contatto con un caso di Covid- 19 rispetto agli avvisi forniti da chi si occupa di tracciare i contatti nella sanità pubblica”.

Gli autori hanno inoltre sollevato preoccupazioni in merito a potenziali problemi di privacy ed etica dei sistemi automatizzati che, tra l’altro, fanno affidamento su un elevato possesso degli smartphone. In tal senso, le app potrebbero “aumentare il rischio di Covid-19 per i gruppi vulnerabili ed esclusi digitalmente, come gli anziani e le persone senza fissa dimora” ha concluso Braithwaite.