Quante volte siete scappati urlando alla vista di un'ape o e ne avete ammazzata una con un giornale per paura di essere punti? Forse non tutti sanno che questi animali tanto odiati rappresentano in realtà un elemento fondamentale per l'equilibro del nostro Pianeta e quindi anche di noi stessi. Purtroppo però l'inquinamento e i cambiamenti climatici che ne derivano mettono a serio rischio estinzione un crescente numero di specie di insetti pronubi, quelli impollinatori che trasportano il polline di fiore in fiore permettendo alla natura di seguire il suo corso.

Come spiegano i ricercatori del gruppo internazionale di ricerca sulla biodiversità, Intergovernmental science-policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, gli insetti pronubi contribuiscono alla produzione del cibo e alla sicurezza alimentare su scala mondiale e la loro salute è direttamente collegata alla nostra per questo non possiamo, ancora una volta, voltarci dall'altra parte nella speranza che i problemi da noi provocati possano risolversi da soli.

Esistono circa 20.000 diverse specie di api non da allevamento alle quali si aggiungono altre specie di farfalle, mosche, uccelli, falene, vespe, scarafaggi e pipistrelli che contribuiscono all'impollinazione, da tutti questi esseri viventi dipende il 75% delle colture alimentari del mondo, per un totale che varia da 235-577 miliardi di dollari all'anno.

Inoltre, negli ultimi 50 anni, l'agricoltura che dipende dall'impollinazione degli animali è cresciuta del 300%. Mentre il 90% delle piante e dei fiori selvatici dipende almeno in parte dall'impollinazione. A distruggere questi animali non sono solo gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche, in agricoltura, l'utilizzo di pesticidi o di specie aliene invasive. Lo studio dell'IPBES spiega infatti che alcuni insetticidi hanno un effetto negativo sulle api.

In questo disastroso quadro ci sono però buone notizie. Secondo gli studiosi è infatti possibile salvaguardare questi animali preservando la biodiversità, supportando le coltivazioni tradizionali come la rotazione delle colture, educando i coltivatori, le industrie e le comunità, riducendo i pesticidi e in generale favorendo il naturale equilibrio. Insomma la speranza e le possibilità ci sono, basta averne consapevolezza e metterle in pratica.