Lasciatelo piangere, intervenite, mettetelo a dormire quando si addormenta, abituatelo ad un orario: questi sono solo alcuni dei consigli che ricevono le neo mamme che cercano di capire quale sia la soluzione migliore per fare addormentare il proprio figlio senza ripercussioni sulla sua psiche una volta adulto. Ma come devono comportarsi secondo gli psicologi? I metodi per fare addormentare i bambini sono pericolose per il loro sviluppo? Uno studio della Flinders University, intitolato “Behavioral Interventions for Infant Sleep Problems: A Randomized Controlled Trial” e pubblicato su Pediatrics, tenta di rispondere e di aiutare genitori e bambini a trovare una soluzione per risolvere i problemi legati al sonno.

I ricercatori hanno messo a confronto due metodi utilizzati per far addormentare i bambini. Il primo si chiama “graduated extinction” (o metodo Ferber), che chiede ai genitori, attraverso diverse sessioni dalla durata crescente, di lasciar piangere il bambino. In pratica si chiede alla mamma o al papà di mettere il figlio in culla, di uscire e, nel caso in cui il piccolo dovesse piangere, di rientrare inizialmente dopo 30 secondi, poi dopo un paio di minuti e così via, in modo che il bambino impari ad autoregolarsi. Il secondo metodo invece si chiama “bedtime fading” e implica la creazione di una routine precisa che “alleni” il bambino ad una determinata regolarità che, con il tempo, gli permette di addormentarsi entro l’orario previsto dai genitori.

Per comprendere gli effetti di questi metodi sui bambini, i ricercatori hanno chiesto la collaborazione di un gruppo di 43 bambini tra i 6 e i 16 mesi con problemi legati al sonno. Ai loro genitori, suddivisi in due gruppi, è stato chiesto di seguire i due metodi sopra descritti e sono stati messi a confronto con un gruppo di controllo. Ad ogni bambino, durante le sessioni dell’esperimento, sono stati prelevati alcuni campioni di saliva per monitorare i livelli di stress in relazione alle quantità di cortisolo identificate.

I dati raccolti hanno mostrato che i bambini sui quali i genitori sperimentavano il metodo “graduated extinction” si addormentavano 13 minuti prima rispetto al gruppo di controllo e si svegliavano meno spesso durante la notte. I bambini sui quali invece veniva sperimentato il metodo “bedtime fading” si addormentavano 10 minuti prima rispetto al gruppo di controllo. Quanto al cortisolo, gli scienziati affermano di aver registrato un calo generale dei livelli per entrambi i metodi rispetto al gruppo di controllo.

Le conclusioni degli scienziati sono che entrambi i metodi sperimentati non solo aiutano i bambini a regolare il sonno, ma non hanno conseguenze, sul lungo periodo, sui livelli di stress dei figli e sulla relazione che si instaura con i genitori, insomma non sarebbero dannosi.

[Foto copertina di Ben_Kerckx]