La sertralina, uno dei farmaci più utilizzati per il trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, può inibire in maniera selettiva la crescita dei tumori lasciando intatte le cellule sane. Lo indicano i risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Molecular Cancer Terapeutics dal team di ricercatori guidato dalla professoressa Kim De Keersmaecke della Katholieke Universiteit Leuven, in Belgio, che ha identificato la dipendenza di sottogruppo significativo di neoplasie dalla sintesi intracellulare di due aminoacidi specifici, serina e glicina. In pratica, a differenza delle cellule sane che assorbono questi due residui principalmente dal cibo, le cellule tumorali necessitano di maggiori quantità di questi due amminoacidi e, in tal senso, sono altamente dipendenti dal processo di sintesi intracellulare, un meccanismo mediato da due enzimi specifici, la serina idrossimetiltransferasi e fosfoglicerato deidrogenasi. “Bloccando la sintesi intracellulare – ritengono i ricercatori – saremo in grado di fermare la proliferazione delle cellule tumorali senza intaccare le cellule sane”.

In tal senso, i ricercatori hanno voluto valutare la possibilità di bloccare tale meccanismo di sintesi testando oltre 1.600 farmaci su cellule di lievito: questo screening ha permesso di identificare nel farmaco antidepressivo sertralina un inibitore efficace. Un’osservazione che, nel momento in cui gli studiosi hanno testato la sertralina su modelli murini con cancro al seno, ha permesso di scoprire l’attività antiproliferativa della sertralina, un’azione potenziata dal trattamento in combinazione con farmaci antimalarici. La sertralina ha dunque dimostrato di poter rallentare la crescita delle cellule tumorali dipendenti da serina/glicina, in particolare se utilizzata come parte di un approccio multi-trattamento con inibitori del metabolismo dei mitocrondri.

Attualmente, l’efficacia della sertralina è stata dimostrata solo su cellule di topo, quindi resta da esplorare quali siano gli effetti sui tessuti umani per comprendere se il farmaco possa essere un’opzione praticabile e se l’attività antiproliferativa verrà riscontrata su più tipi di tumore. “La nostra conclusione – ha sottolineato De Keersmaecker – deriva ovviamente dai risultati di ricerche sperimentali e non da studi clinici. Tuttavia possiamo essere ottimisti sul potenziale della sertralina, il cui profilo di sicurezza nell’uomo è stato già ben descritto, il che rappresenta un grande vantaggio. Ecco perché stiamo anche cercando partner industriali che possano ulteriormente sviluppare il farmaco affinché possa rappresentare una nuova strategia di trattamento per i tumori dipendenti dalla sintesi di serina e glicina”.