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La vitamina D può dimezzare il rischio di cancro al colon retto in chi ha meno di 50 anni

Incrociando i dati sull’assunzione di vitamina D, sviluppo di polipi intestinali e cancro al colon retto in 95mila donne, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università di Harvard ha dimostrato che assumere circa 300 UI al giorno di vitamina D può abbattere di circa il 50 percento il rischio di sviluppare il diffuso cancro intestinale.
A cura di Andrea Centini
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Un consumo maggiore di vitamina D può ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare il cancro al colon retto in chi ha meno di 50 anni. Secondo il nuovo studio, circa 300 Unità Internazionali (UI) di vitamina D al giorno, pari a 7,5 milligrammi, abbatterebbero le probabilità di sviluppare la malattia del 50 percento. Già in passato studi di laboratorio avevano trovato un legame tra la patogenesi del diffuso cancro intestinale – uno dei principali “big killer” in Italia e nel mondo – e la vitamina D, tuttavia questo è la prima indagine a trovare un'associazione così rilevante tra il rischio di sviluppare la neoplasia e l'assunzione della vitamina, in particolar modo da fonti alimentari.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della prestigiosa Scuola di Salute Pubblica “T.H. Chan” dell'Università di Harvard, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dana-Faber Cancer Institute, del Dipartimento di Chirurgia dell'Università di Washington, della Clinical and Translational Epidemiology Unit del Massachusetts General Hospital, dello Yale Cancer Center e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Edward L. Giovannucci, docente presso il Dipartimento di Epidemiologia dell'ateneo di Boston, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto il consumo di vitamina D, l'emersione di polipi precancerosi e del cancro al colon-retto in circa 95mila donne, che al basale avevano un'età compresa tra i 25 e i 42 anni. Erano tutte infermiere facenti parte del Nurses' Health Study II (NHS II). Durante il periodo di follow-up tra il 1991 e il 2015, il professor Giovannucci e i colleghi hanno registrato 111 casi di cancro del colon-retto a esordio giovanile (sotto i 50 anni) e 3.317 polipi del colon-retto, che possono evolvere nella malattia maligna.

Le partecipanti sono state seguite ogni due anni, durante i quali hanno dovuto compilare approfonditi questionari con domande su salute, condizioni socio-demografiche, stile di vita e altro ancora. Incrociando tutti i dati è emerso che le donne che assumevano un maggiore quantitativo di vitamina D dagli alimenti, come funghi, latte, formaggi e altri prodotti caseari, avevano un rischio sensibilmente ridotto di polipi e cancro al colon retto. “La vitamina D ha un'attività nota contro il cancro del colon-retto in studi di laboratorio. Poiché la carenza di vitamina D è aumentata costantemente negli ultimi anni, ci siamo chiesti se ciò potesse contribuire all'aumento dei tassi di cancro del colon-retto nei giovani individui”, ha dichiarato in un comunicato stampa la professoressa Kimmie Ng, direttrice dello Young-Onset Colorectal Cancer Center del Dana-Farber Institute. “Abbiamo scoperto che l'assunzione totale di vitamina D di 300 UI al giorno o più, approssimativamente equivalente a tre bicchieri di latte, era associata a un rischio inferiore di circa il 50 percento di sviluppare il cancro del colon-retto a esordio giovanile”, ha aggiunto la scienziata.

Curiosamente, tale associazione benefica non è stata identificata per le partecipanti con un'età superiore ai 50 anni, pertanto i meccanismi biologici devono ancora essere ben compresi. “I nostri risultati supportano ulteriormente che la vitamina D può essere importante nei giovani adulti per la salute e possibilmente nella prevenzione del cancro del colon-retto”, ha concluso la professoressa Ng. I dettagli della ricerca “Total Vitamin D Intake and Risks of Early-Onset Colorectal Cancer and Precursors” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica specializzata Gastroenterology.

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