5 Ottobre 2021
15:53

La terza dose di vaccino è possibile dopo almeno 6 mesi

In Italia non è ancora stato deciso l’allargamento della platea che avrà accesso alla dose extra, ma per l’EMA il richiamo può essere preso in considerazione almeno sei mesi dopo la seconda dose.
A cura di Valeria Aiello

In Italia, come in altri Stati europei, le campagne di somministrazione delle terze dosi di vaccino anti Covid sono già iniziate per le persone immunodepresse, seguite dagli over 80 e ospiti delle residenze sanitarie sanitarie assistenziali. Sempre in ordine di priorità, nel nostro Paese sono partite le terze dosi anche per i sanitari, a cominciare da chi presenta fragilità legate a malattie croniche, come ad esempio ipertensione e diabete.

L’ulteriore allargamento ad altre categorie verrà deciso in seguito, sulla base dei dati e delle raccomandazioni delle Agenzie regolatorie in merito ai richiami stessi. Secondo il comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’Agenzia europea dei Medicinali (EMA), chiamato ad esprimersi sulle terze dosi nella popolazione, il richiamo “può essere preso in considerazione almeno sei mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore ai 18 anni”.

Importante è distinguere tra dose extra, il booster periodico per la popolazione in generale, e la dose aggiuntiva per le persone con condizioni di immunodepressione “clinicamente rilevanti” (dovute a tumori, trapianti d’organo o terapie immunosoppressivve), alle quali la terza dose può essere somministrata dopo almeno 28 giorni dalla seconda.

Le indicazioni dell’EMA non sono una raccomandazione specifica ma supportano l’ampliamento della platea di terze dosi, la cui decisione spetta ai singoli governi che, ha ricordato l’Agenzia, sono “nella posizione migliore per tenere conto delle condizioni locali, compresa la diffusione del virus, la disponibilità di vaccini e le capacità dei sistemi sanitari nazionali”.

La terza dose di vaccino induce un aumento dei livelli anticorpali, come indicato dai dati della sperimentazione del vaccino di Pfizer. Per le persone di età compresa tra 65 e 85 anni, in particolare, il livello di anticorpi è risultato 11 volte più alto rispetto a quelli indotti dalla seconda dose. EMA sta inoltre valutando anche i dati del vaccino di Moderna. Sul profilo sicurezza e possibili eventi avversi, l’Argenzia precisa che “il rischio di condizioni infiammatorie o altri effetti collaterali molto rari non è noto e viene attentamente monitorato”.

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