Quando ascoltiamo musica, diventiamo meno creativi, per lo meno da un punto di vista verbale: questo è quanto sostengono i ricercatori della Lancaster University che sfatano così il mito secondo cui la musica stimolerebbe la creatività. Vediamo insieme i dettagli di questo studio.

Musica e creatività. Siamo abituati a ritenere la musica come uno strumento in grado di aumentare la nostra creatività, eppure non è così secondo i ricercatori che hanno analizzato gli effetti della musica sul cervello di alcune persone. Per comprendere come l’ascolto della musica influenzi la creatività, gli scienziati hanno chiesto ad un gruppo di partecipanti di eseguire alcuni esercizi creativi basati sull’associazione tra parole. Ad esempio, alle persone è stato chiesto di trovare una parola che potesse essere associata alle parole ‘prendi’, ‘quadrante’ e ‘gira’ e che combinata con essere diventasse una nuova parola. In questo caso la risposta corretta era ‘sole’, ‘prendisole’, ‘orologio solare’ e ‘ girasole’. Mentre eseguivano questi compiti, per persone erano inserite in diversi contesti:

  • Con brani musicali di sottofondo con parole sconosciute
  • Con brani musicali strumentali senza parole
  • Con bani musicali con parole conosciute

I risultati. Dai dati raccolti è emerso che l’ascolto di musica peggiorava la performance dei partecipanti che dunque venivano rallentati o messi in difficoltà dai brani ascoltati. I risultati peggiori sono stati registrati con i brani conosciuti che però, dall’altro lato, hanno migliorato l’umore dei partecipanti stimolando uno stato d’animo positivo.

In biblioteca è diverso. Gli scienziati sottolineano però che gli stessi effetti non valgono quando in sottofondo si sentono rumori o chiacchiericcio, forse perché questa tipologia di suoni non interrompe il flusso di ragionamento, insomma non disturba quanto un brano che ci viene da cantare.

Conclusioni. “Per concludere, i risultati qui sfidano la visione popolare secondo cui la musica migliora la creatività e invece dimostrano che la musica, indipendentemente dalla presenza di contenuti semantici (nessun testo, testo familiare o testo non familiare), disturba costantemente la performance creativa nella risoluzione di problemi”, affermano i ricercatori.