Il rischio di morte dopo l’infezione da nuovo coronavirus è diminuita del 62% nei cluster identificati in Lombardia dopo il 16 marzo 2020. È quanto emerge dalla nuova analisi coordinata dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento in collaborazione con alcune istituzioni sanitarie lombarde e atenei milanesi e statunitensi e pubblicata sulla rivista scientifica Eurosurveillance. L’indagine ha definito i tassi di mortalità in relazione all’età, al sesso, altre patologie (malattie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche) e al periodo in cui era stata contratta l’infezione stessa.

Il monitoraggio è stato portato avanti su 5.484 persone che avevano avuto contatti stretti con casi accertati di Covid-19 tra febbraio e aprile 2020. Di queste, 2.824 avevano contratto l’infezione (età media 53 anni) e 62 sono decedute con una diagnosi di Covid-19 (età media 79 anni). “La valutazione – si legge nello studio – fornisce una solida rappresentazione dei tassi di mortalità legati all’infezione da Sars-COv-2 in Lombardia, la regione italiana più colpita dall’epidemia di Covid-19”.

Nello specifico, attraverso l’analisi è stato possibile determinare tassi di mortalità significativamente più elevati negli anziani (18,35% negli over 80, 6,87% nella fascia di età compresa tra i 70 e i 79 anni) rispetto alle altre classi di età (0,43% negli under 70, con 0 decessi registrati nella popolazione sotto i 50 anni). L’analisi ha inoltre evidenziato un rischio di morte più basso nelle donne (1,81%%) rispetto agli uomini (2,7%).

Come premesso, la lotta contro il coronavirus ha restituito decessi sensibilmente più bassi nel tempo, con un rischio di morte legato all’infezione da Sars-Cov-2 che è diminuito complessivamente del 62% nelle persone che avevano contratto l’infezione dopo il 16 marzo, specialmente negli anziani: negli over 80, infatti, la probabilità di morte è stata nel 30,43% prima del 16 marzo e dell’8,14% dopo questa data. In aggiunta, l’analisi ha evidenziato che l’82,3% delle persone decedute soffriva di patologie cardiovascolari pregresse, come ad esempio ipertensione o ipercolesterolemia.

Questi risultati – ha commentato in un’Ansa Stefano Merler, epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler che ha coordinato la ricerca – dovrebbero spingerci a seguire le indicazioni che ci vengono date per proteggere noi stessi e gli altri da Covid-19. Non possiamo assolutamente permetterci un ritorno ai mesi di febbraio e marzo, dove la letalità era ancora maggiore a causa dello stress sul sistema sanitario”.