Strage degli oceani
in foto: Strage degli oceani

La popolazione marina sta attraversando una fase critica, come spiega il Living Blue Planet Reports di WWF. Secondo gli ultimi dati raccolti, il numero di mammiferi, uccelli, rettili e pesci che vivono nei nostri mari si è dimezzato negli ultimi 40 anni, per alcuni animali, tra i quali gli sgombri, i tonni e le palamite, il declino raggiunge addirittura il 75%. Responsabile di questa strage è ancora una volta l'essere umano che, con l'inquinamento ambientale prodotto, sta provocando continui cambiamenti climatici sui quali si spera di intervenire presto con un accordo globale che dovrebbe agire sulla salute degli oceani.

“Nell'arco di una sola generazione – spiega Marco Lambertini, Direttore Generale di WWF International – l'attività dell'essere umano ha danneggiato pericolosamente l'oceano attraverso la pesca intensiva che, oltre non lasciare ai pesci il tempo di riprodursi, distrugge i piccoli. Bisogna puntare a cambiamenti profondi per assicurare alle future generazioni una vita oceanica abbondante”.

Oltre a trattarsi di un problema ambientale, quello della strage dei mari è anche un problema alimentare poiché al collasso degli ecosistemi oceanici ne conseguirebbe un grave declino economico soprattutto per i Paesi in via di sviluppo che vivono grazie a questo settore, sottolinea Lambertini.

Questa crisi riguarda anche le barriere coralline, le mangrovie e le fanerogame marine che supportano le specie animali degli oceani e gli stessi esseri umani. Proprio le barriere coralline preoccupano visto che si prevede la loro scomparsa entro il 2050 e da loro dipendono il 25% degli animali marini e 850 milioni di persone.

“La buona notizia è che esistono delle soluzioni e sappiano cosa dobbiamo fare” fa sapere Lambertini che si riferisce ad una pesca e un inquinamento sostenibile che permetterebbero alla vita negli oceani di tornare a crescere. Non resta che attendere per scoprire se i Paesi riusciranno effettivamente a trovare un accordo.