Le disfunzione erettile potrebbe avere, almeno in parte, un'origine genetica. La scoperta potrebbe rappresentare un'ottima notizia per chi ne soffre perché gli scienziati contano di poter realizzare terapie specifiche in grado di curare il 50% degli uomini che non rispondono alle normali terapie contro questa condizione o che riportano effetti collaterali.

Disfunzione genetica. I ricercatori della UC San Francisco fanno sapere di aver analizzato i dati relativi a circa un quarto di milioni di uomini di diverse etnie e condizioni fisiche e di aver scoperto che la variante di una parte del cromosoma 6 è associata ad un significativo incremento del rischio di sviluppare disfunzione erettile. In parte già si sapeva che l'impotenza potesse avere origini genetiche, era stato infatti scoperto che nei gemelli almeno un terzo del rischio di sviluppare disfunzione erettile era ereditario. Quello che però gli scienziati ancora non sapevano è quale fosse il punto esatto del genoma responsabile di questo rischio.

Lo studio. Per giungere alle loro conclusioni, gli scienziati hanno preso in analisi i dati di 250 mila uomini circa e li hanno messi a confronto e, anche in assenza di fattori che aumentano il rischio di disfunzione erettile (Indice Massa Corporea, diabete, problemi di prostata, sintomi al tratto urinario, colesterolo alto, fumo), hanno riscontrato la presenza di questa variazione del cromosoma 6.

Le conseguenze della scoperta. La scoperta è importantissima perché dimostra le cause genetiche della disfunzione erettile e di conseguenza apre le porte alla possibilità di sviluppare terapie specifiche per quel 50% di uomini che ad oggi non risponde ai trattamenti previsti. “È il primo studio a trovare un rischio genetico per la disfunzione erettile – spiega Nadav Ahituv, autore dello studio – rivelando potenziali nuovi percorsi e trattamento che possono rappresentare un vero rimedio a questo condizione”. Per saperne di più però dobbiamo aspettare.