I ricercatori sostengono che la dipendenza dalla droga sia anche una questione di genetica ed epigenetica. In pratica, esisterebbero dei marker genetici capaci di influenzare la dipendenza dalle droghe e quindi la capacità di smettere di abusare delle sostanze. Lo studio che spiega come i ricercatori siano giunti a questa conclusione sui ratti è stato intitolato “Genetic background and epigenetic modifications in the core of the nucleus accumbens predict addiction-like behavior in a rat model” e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

I ricercatori hanno osservato il cervello dei ratti per capire quali siano le istruzioni genetiche necessarie a produrre il recettore D2 (recettore della dopamina) che permette alle cellule del cervello di ricevere il segnale della dopamina o della cocaina e hanno scoperto che nei soggetti meno dipendenti i livelli di D2 erano inferiori nell'area del cervello implicata con le dipendenze in generale. Questi ratti inoltre erano caratterizzati da un tag epigenetico, H3K9me3, che impedisce alle cellule del cervello di leggere il gene necessario al recettore D2. I ratti con queste caratteristiche erano dunque considerati più predisposti alle dipendenze.

Una volta somministrata la cocaina, e quindi una volta resi dipendenti, i ratti predisposti alle dipendenze mostravano gli stessi livelli di D2 dei soggetti meno predisposti e un maggior rischio di ricaduta.

Dall'altro lato però, nei ratti meno vulnerabili alle dipendenze sono stati riscontrati livelli più bassi di istruzioni necessarie a produrre una molecola che influenza le dipendenze e si chiama FGF2, questi ratti inoltre sono caratterizzati da un tag epigenetico che impedisce loro di leggere il gene FGF2, rendendoli quindi più protetti dalle dipendenze.

Quanto scoperto ha validità sui ratti al momento però è un punto di partenza per comprendere se anche negli esseri le dipendenze siano una questione di genetica ed epigenetica.