Cosa accade nel nostro cervello quando siamo coscienti o incoscienti? A questa domanda hanno risposto i ricercatori dell'Institute for Medical Psychology di Kiel che, attraverso lo studio intitolato “Large-scale signatures of unconsciousness are consistent with a departure from critical dynamics” e pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, stanno cercando di comprendere come e se sia possibile svegliare un paziente dal come agendo direttamente sulla sua attività cerebrale.

Studi precedenti avevano già dimostrato che, quando è cosciente, il cervello elabora e combina tra loro un grande numero di input che arrivano, nello stesso momento, dai vari sensi: per intenderci, tutti i sensi che si attivano quando abbiamo di fronte una fetta di pizza (olfatto, gusto, vista, tatto) inviano una serie di segnali al cervello che vengono elaborati.

Cosa accade però al cervello quando è incosciente?

Per capirlo, i ricercatori hanno analizzato, attraverso risonanza magnetica funzionale (fMRI), l'attività cerebrale di 12 persone sane volontarie in tre momenti differenti:

  • da sveglie quindi coscienti
  • da incoscienti, per riuscirci ai volontari è stato somministrato il propofol, un farmaco anestetico utilizzato in chirurgia per poter intervenire sui pazienti senza provocare dolore, o meglio senza permettere al cervello di percepirlo
  • di nuovo da coscienti

I dati raccolti dalle analisi hanno mostrato che quando siamo coscienti il nostro cervello genera un “vortice di attività continua”, simile ad un flusso di coscienza in cui i neuroni si muovono attraverso un numero infinito e sempre diverso di percorsi. Durante la fase incosciente invece oltre a ridursi l'attività stessa del cervello, cala drasticamente anche la variabilità di connessioni, come se i neuroni fossero bloccati in schemi prefissati dai quali non riescono a sbloccarsi.

Quanto scoperto apre nuove prospettive per quanto riguarda gli studi effettuati sullo stato di incoscienza più conosciuto, quello del coma. L'idea è che i cervelli dei pazienti in questa condizione siano “bloccati” o meglio “stabili” al punto da non riuscire a riattivarsi e quindi a passare ad uno stato di veglia. L'obiettivo dei ricercatori, guidati da Enzo Tagliazucchi, è quello di riuscire ad indurre i neuroni dei soggetti in coma ad esplorare nuovi “percorsi” fino a raggiungere lo stato di coscienza.

[Foto copertina di geralt]