Nessuno avrebbe voluto uccidere Harambe, il gorilla di 17 anni che si è ritrovato di fronte ad un bambino scivolato per sbaglio nella sua gabbia. Ne avrebbero fatto a meno i responsabili dello zoo, affezionati ad un animale considerato molto intelligente e molto dolce, gli amanti degli animali, il bambino protagonista della storia e i suoi genitori (e ovviamente lo stesso Harambe). La scelta compiuta dal team che si occupa di gestire simili situazioni di emergenza è stata però quella giusta: questo è quanto afferma Thane Maynard, il direttore dello zoo di Cincinnati. Se oggi la discussione verte sull'irresponsabilità dei genitori del bambino, ancora non è chiaro come sia possibile che una persona possa precipitare nella gabbia di un gorilla in uno zoo, così come viene da chiedersi a cosa servano i sedativi se poi si opta per l'uccisione.

In merito a quest'ultimo punto i responsabili del Cincinnati Zoo & Botanical Garden rispondono che i farmaci sedativi hanno effetto nel giro di qualche minuto e il rischio, in questo caso, era che il colpo del freccia tranquillante potesse agitare lo stesso Harambe rendendo la situazione ancor più complicata. Se è vero che in quel momento il bambino non era sotto attacco, come affermato dallo stesso Thane Maynard, la sua stazza e lo stress a cui era sottoposto (la presenza del bambino unita alle urla della gente) avrebbero potuto modificare il contesto in un attimo mettendo in pericolo la vita del bambino. Uccidere Harambe dunque è stato inevitabile.

Cosa abbiamo imparato da questa vicenda?

Poco e niente in realtà. Come poco e niente possiamo imparare dagli animali chiusi negli zoo. Se oggi crediamo che i giardini zoologici siano un mezzo per conoscere la fauna del nostro Pianeta, ci sbagliamo. Questi luoghi nascono con lo scopo ludico di mettere in vetrina animali esotici che altrimenti non potremmo mai vedere con i nostri occhi e nulla, se non poco, hanno di scientifico. L'osservazione delle specie animali in contesti simili non ha un vero valore etologico poiché non mostra davvero quale sia il comportamento dell'animale che è costretto entro quattro mura. Per quanto le gabbie possano tentare il più possibile di riprodurre l'habitat di un animale, nella realtà dei fatti non lo sono. La ricerca scientifica si svolge sul campo, con telecamere nascoste e tanta pazienza.

Cosa imparano i bambini dopo una gita allo zoo?

Un bambino che osserva un leone che dorme su un pavimento di cemento o che mangia un pezzo di carne cosa impara della vera natura di questo splendido animale? Nulla. Un documentario in cui si osserva la fatica con cui i leoni si procurano il cibo così come l'uccisione o la fuga della preda può avere un efficacia educativa di gran lunga superiore rispetto ad una vetrina. Senza contare che i bambini escono dagli zoo con una poco chiara conoscenza della distribuzione naturale di questi animali sul nostro Pianeta. Quando in uno spazio di qualche centinaio di metri quadrati un bambino osserva prima un leone, poi un orso polare, dopo ancora un coccodrillo e infine un pinguino come fa a rendersi conto di quanto in realtà queste specie vivrebbero distanti tra loro? Certo, possiamo sempre sperare nelle conoscenze dei genitori e nella loro volontà di entrare nel merito geografico della questione. Ma forse possiamo giusto sperare.

Alcuni sostengono che Harambe in fondo possa considerarsi fortunato, la morte lo avrebbe liberato da una vita in prigione. Prigione, questa è la gabbia in cui si ritrovano a vivere gli animali degli zoo non è altro che un carcere dove scontano una condanna all'ergastolo senza aver commesso alcun crimine e senza un'utilità educativa che, per colpa di un errore umano, nel peggiore dei casi si trasforma in pena di morte. Conoscere gli animali significa informarsi e osservarli nel loro habitat naturale, la tecnologia attuale ci permette di fare volentieri a meno degli zoo per poter imparare davvero qualcosa sui gorilla o sui leoni. La mera osservazione statica di un animale che si gratta in un box quale tipo di informazione fornisce ai bambini? Solo una: che l'essere umano è sufficientemente potente da poter gestire gli animali a suo piacimento. Gli zoo non insegnano il rispetto per la natura, ma il controllo e la gestione. Gli zoo non insegnano la condivisione degli spazi della nostra Terra con gli altri animali, ma l'occupazione. Ci ritroviamo poi con un bambino che osserva affascinato un ragno dietro un vetro che però urla e si dispera se per strada incontra un cane.

La storia di Harambe arriva pochi giorni dopo la vicenda dell'uomo che, nel tentativo di suicidarsi, si è gettato nella gabbia dei leoni presso lo zoo di Santiago del Cile: anche in quel caso i responsabili hanno optato per l'uccisione degli animali. Eppure vicende del passato hanno dimostrato che i gorilla sanno essere molto premurosi, come nel caso di Jambo che nel 1986 ha protetto di piccolo Levan Merritt di 5 anni che era caduto nella sua gabbia, così come avvenne con Binti Jua che nel 1996 si prese cura di un bimbo di 3 anni anch'egli precipitato.

 

Considerando come veniamo (dis) educati, dobbiamo fare uno sforzo importante per renderci conto che pensare “eh ma sai che bello vedere un leone dal vivo” sia un puro atto di egoismo. Per rispettare gli animali la cosa migliore che possiamo fare è rinunciare alla loro vista dal vivo accontentandoci di un documentario. C'è chi sostiene che gli animali siano esseri inferiori all'uomo, la cui vita non possa essere paragonata alla nostra. Persone che probabilmente nell'esistenza degli zoo non vedono nulla di negativo. Il tempo per fortuna ci ha portati (o per le meno ha portato molti di noi), ad esempio, a non accettare la pedofilia, a non ritenere deviati gli omosessuali e a non voltarci dall'altra parte di fronte alle violenze sessuali sulle donne. Dando ulteriore tempo all'evoluzione riusciremo anche a fare meno dello specismo e quel giorno, se mai saremo noi a viverlo, potremo davvero considerarci migliori.

[Foto copertina di Cincinnati Zoo & Botanical Garden]