L'invecchiamento diventa un processo reversibile, dalla Francia un metodo per riprogrammare le cellule

Un gruppo di ricercatori francesi ha condotto uno studio sul processo d’invecchiamento cellulare. Da quest ricerca, pubblicata su Genes and Development, emerge che si può invertire tale processo, riprogrammando le stesse cellule. I primi esperimenti sono stati condotti su cellule di soggetti compresi tra i 74 e i 101 anni. Si sono fatti dei passi avanti, rispetto al 2007, anno in cui fu condotta un'ulteriore sperimentazione da parte del giapponese Shinya Yamakanaka su cellule epiteliali, riprogrammate, al tempo, per ottenere staminali pluripotenti.

Attraverso questa nuova modalità di riprogrammazione cellulare, invece, si possono ottenere cellule che possono riprodursi all’infinito, come le cellule staminali embrionali. Per ottenere questo miracoloso risultato, i ricercatori hanno combinato due fattori di trascrizione: NANOG e LIN28. Il successo ottenuto sulle cellule di persone ultra novantenni, come spiega Jean-Marc Lemaitre, Institute of Functional Genomics dell’Università di Montpellier, “è un grosso passo in avanti per la medicina rigenerativa”, in quanto tale risultato, “permette di avere nuovi dettagli sull’invecchiamento e su come correggere i suoi aspetti patologici. Tutti i marker dell’invecchiamento sono stati cancellati dalle cellule originali, e dopo la riprogrammazione sono state in grado di dar vita a cellule nuove con diverse funzioni”.

Ciò che è interessante di questo notevole studio è che, attraverso la riprogrammazione cellulare, si potrebbero curare malattie neurodegenerative come il Parkinson o l’Alzheimer, ma anche patologie cardiache, il diabete e l’artrosi. Ci vorranno almeno 10-15 anni affinché la teoria si traduca completamente in pratica: ciononostante, il ringiovanimento cellulare mediante riprogrammazione rappresenta uno step autorevole per la comunità scientifica mondiale. Come ha dichiarato lo stesso Lemaitre, “Oggi si avvia un nuovo paradigma per il ringiovanimento delle cellule”, poiché “l‘età delle cellule non è sicuramente un ostacolo per la riprogrammazione”.