Il gatto è egoista, a lui importa più della casa che del suo proprietario, anzi, solo della casa. Questa è la tipica descrizione che circola sul nostro amico peloso.  Ma rappresenta un luogo comune che va a sommarsi alle molte cose che non sappiamo sui gatti.

Una tigre in gabbia

Il gatto è diventato un animale domestico che, sempre più, si è visto costretto all’interno di quattro mura, privato della possibilità di vivere secondo quelle che sarebbero le sue caratteristiche di specie. Per quanto piccolo e tenero, non dobbiamo infatti dimenticarci della sua vera natura. Il gatto è infatti un vero e proprio predatore e, banalmente parlando, lo dimostrano i molti racconti sulle prede portate a casa da quei fortunati che possono gironzolare liberi.

Mi casa es… mi casa

Cosa accade dunque quando un individuo territoriale e predatore si ritrova relegato in 80 mq? (se è fortunato). Succede che quello spazio diventa il suo territorio da esplorare, controllare e gestire nel limite del possibile. Ecco dunque che la casa diventa la ragione di vita del gatto che altro non fa che limitarsi a quelle che sono le sue naturali propensioni. I pensili diventano il luogo dal quale osservare i movimenti degli altri abitanti, i ripiani passaggi ‘rischiosi’ da attraversare per raggiungere il luogo del riposo che può essere una comoda poltrona come un spazio stretto tra i mobili. Vi ricordate quando da piccoli camera vostra era il vostro mondo e l’idea di cambiare casa vi terrorizzava perché avreste perso ogni punto di riferimento? E vi ricordate quanto è cambiato il valore di quella stanza quando la realtà esterna vi è diventata familiare? Adesso potete mettervi nei panni del vostro gatto e capire perché la casa sia così importante, ma non più di voi.

Due cuori e una capanna

Se pensate davvero che il vostro gatto preferisca il divano, la camera da letto, lo sgabuzzino o il ripostiglio a voi, allora dovreste iniziare a chiedervi quale tipo di relazione abbiate instaurato con lui e se veramente siate consapevoli del tipo di coinquilino con il quale siete andati a vivere. Il gatto non è il cane, sotto praticamente ogni punto di vista. Se il cane trova soddisfazione nella condivisione, il gatto predilige la co-presenza, questo non vuol dire che il cane ami il suo proprietario, mentre il gatto no.

Come spiega il Dott. Roberto Marchesini (Etologo, scrittore, padre fondatore della Zooantropologia) “per vivere con il gatto bisogna non essere morbosi, non desiderare l'obbedienza, saper apprezzare la fantasia, essere in grado di rispettare gli spazi altrui, saper osservare come uno spettatore che in religioso silenzio e senza voler invadere la scena ammiri l'interpretazione del suo attore preferito. Sì, perché il gatto è prima di tutto un creativo, unico nel dispiegare la sua individualità calandosi all'interno della trama casalinga con una minuziosità incredibile”. Rispettando queste sue caratteristiche potrete instaurare una relazione profonda che, potete starne certi, varrà più di un mucchio di mattoni.

[Foto in apertura da Pixabay]