Tra il Tibet e l'India c'è un Paese che ha molto da insegnarci sull'ecosostenibilità. Stiamo parlando del Bhutan, o meglio, del Regno del Bhutan che, in occasione del COP21 ha mostrato a tutti noi come sia possibile vivere rispettando l'ecosistema che ci circonda. Messo da parte quello del Prodotto Interno Lordo (PIL), il Bhutan misura il benessere della sua popolazione attraverso il Gross National Happiness, la Felicità Interna Lorda. L'idea di base è dunque non tanto quella di sfruttare la Terra a soli scopi economici, ma convivere con ciò che ci circonda mantenendo un sano equilibrio. Per questo il Regno si è impegnato a mantenere, come percentuale minima, il 60% del proprio territorio occupato dalla foresta al fine di combattere le concentrazioni di CO2 che stanno provocando il costante innalzamento delle temperature, al quale seguono catastrofi naturali.

L'accordo è stato siglato ufficialmente dal Paese che, in poche e semplici pagine, riassume il proprio progetto ecosostenibile.

Il Bhutan, che per 47.000 kmq conta 745.000 abitanti il 56,3% dei quali impiegati nei settore dell'agricoltura e della silvicoltura, ha messo in piedi un piano ben preciso per limitare le emissioni e per garantire comunque lo sviluppo:

  • gestione sostenibile delle foreste, delle aree protette e delle comunità forestali
  • promozione di un sistema di trasporti sostenibile, come mezzi di trasporto pubblici, elettrici o ad energia solare
  • riduzione delle emissioni attraverso la strategia Zero Rifiuti che implica una gestione ottimizzata dei rifiuti e del loro riciclo
  • promozione di un'economia green attraverso l'investimento in tecnologie efficienti e sostenibili
  • sviluppo di pratiche smart per gli allevamenti e l'agricoltura così da ridurre il loro impatto

In generale quindi il Bhutan si presenta come un esempio da seguire per permettere alle generazioni presenti e non troppo future di sopravvivere e di evitare l'innalzamento delle temperature oltre i 2 gradi.