C’è molta preoccupazione in Antartide per più di un milione di pinguini le cui vite sono fortemente a rischio. Sull’Isola Zavodovski infatti sono in atto una serie di eruzioni che potrebbero avere un pericoloso impatto su quella che è la più grande colonia al mondo di Sfeniscidi. Nello specifico, ad eruttare è stato il vulcano Monte Curry attivo dal marzo di quest’anno e parte dell’arcipelago delle Isole Sandwich Australi. A darne conferma sono i ricercatori che ne hanno osservato i movimenti via satellite che ha fornito diverse immagini dell’isola ricoperta per due terzi da cenere.

[Foto del Monte Curry di David Virgo]

Al momento dell’eruzione, i pinguini adulti erano in fase di muta, quando cioè abbandonano le piume vecchie in attesa di quelle nuove. Questo momento è fondamentale per la vita di questi animali che, una volta completato il passaggio, possono finalmente lasciare l’isola. La preoccupazione degli scienziati è che l’interferenza provocata dall’eruzione possa danneggiare questo delicato stadio, come afferma lo stesso Peter Fretwell, della  British Antarctic Survey (BAS) che sta seguendo la vicenda, “Non sappiamo quale sarà l’impatto della cenere sui pinguini. Il rischio è che ci siano ripercussioni sulla popolazione. Per ora è impossibile dare conferme, ma due spedizioni scientifiche sono state programmate apposta per visitare la regione entro la fine dell’anno così da poter quantificare il danno dell’eruzione”.

[Foto di Digital Globe/British Antarctic Survey]

Dal canto suo, l’ecologista Mike Dunn, anch’egli del BAS, ha affermato “Visto che le immagini che abbiamo sono state scattate durante la fase di muta, le conseguenze potrebbero essere importanti. Quando i pinguini tornano per riprodursi verso fine anno, sarà interessante capire l’impatto di questo evento sul loro numero”. Al momento si contano 1,2 milioni esemplari appartenenti alla specie Pigoscelide antartico e 180.000 individui della specie Eudipte ciuffodorato.

Non ci resta dunque che attendere per scoprire che fine faranno questi pinguini.

[Foto copertina di Pete Bucktrout, British Antarctic Survey]