Non è un periodo semplice per la flora e la fauna del nostro Pianeta che si ritrovano a fare i conti con la sesta estinzione di massa, quella che, per la prima volta nella storia, è provocata da un abitante della Terra (l'uomo) e non da catastrofe naturale. Una nuova notizia preoccupante in questo senso arriva direttamente dalla California dove sempre più frequentemente i leoni marini si spiaggiano o vengono ritrovati in luoghi insoliti. Secondo i ricercatori della University of California, a provocare questi episodi sarebbe un'alga marina, la diatomea, che produce una neurotossina, l'acido domoico, che, agendo sui recettori AMPA, danneggia il cervello degli animali disorientandoli.

Non è certo la prima volta che un simile effetto della sostanza tossica viene registrato in relazione ai leoni marini, ma il numero in aumento di casi di spiaggiamento sta facendo preoccupare i ricercatori che hanno così deciso di analizzare in profondità gli effetti dell'acido sul cervello.

30 esemplari di leoni marini californiani intossicati sono stati così messi sotto esame e condotti presso il centro riabilitativo veterinario Marin Mammal Center di Sausalito. Qui gli animali sono stati sottoposti a test sul comportamento e risonanza magnetica funzionale (MRI) per comprendere a che livello fossero le lesioni cerebrali e quanto fosse danneggiata la memoria spaziale.

I dati raccolti hanno mostrato problemi all'ippocampo, la parte del cervello che si occupa della memoria, questo spiegherebbe perché i leoni marini perdano il senso dell'orientamento non riuscendo a trovare la strada di casa o, ancora peggio, procurarsi il cibo.

Come vengono in contatto con l'acido dell'alga tossica? Mangiando i piccoli pesci, come le acciughe o le sardine, che a loro volta si nutrono delle alga stessa.

I ricercatori stanno cercando di capire come affrontare il problema e quali possano essere le eventuali ripercussioni sull'ecosistema stesso dei leoni marini.