Cosa si nasconde dietro la scelta di un animale di fuggire o immobilizzarsi alla vista del proprio predatore per evitare di venire trasformati in pasto? L'esperienza. Se per alcune specie è adattativo scappare, per altre risulta più efficace fermarsi, il motivo varia dal contesto, come dimostra la Seppia (Sepia officinalis) che riesce a nascondersi alla vista dei suoi predatori trattenendo il fiato. Ma come è possibile? I ricercatori della Duke University, attraverso lo studio “Freezing behaviour facilitates bioelectric crypsis in cuttlefish faced with predation risk” pubblicato su Proceedings of the Royal Society B., spiegano infatti che la seppia riesce a risultare praticamente invisibile alla percezione degli squali grazie alle sue tecniche di sopravvivenza.

I ricercatori hanno analizzato il comportamento delle seppie in situazioni rischiose e hanno notato che tendevano a trattenere il respiro. Inizialmente si pensava che questa scelta fosse legata al freezing, quella tecnica di camuffamento che “congela” i movimenti della preda che spera così di non essere notata (molti animali infatti faticano a vedere le proprie vittime quando queste sono immobili), nella realtà dei fatti, spiegano gli scienziati, sembrerebbe avere un altro scopo: l'assenza di acqua sulle branchie diminuisce l'attività elettrica stessa della seppia che potrebbe, attraverso le onde, comunicare al predatore la propria presenza.

Test di laboratorio hanno dimostrato l'efficacia di questa tecnica. Per giungere a questa conclusione gli scienziati hanno misurato l'attività elettrica delle seppie sia “a riposo” che alla vista di uno squalo e hanno notato che, in quest'ultimo caso, si riduceva dell'80%. Successivamente hanno analizzato il comportamento degli squali stessi di fronte alla presenza simulata della seppia prima come se fosse a riposo, e in questo caso veniva rilevata a 20 cm di distanza e l'attacco avveniva nel 62% dei casi, e poi senza respirare, e in questo caso veniva invece rilevata a 5 cm di distanza e l'attacco avveniva solo nel 30% dei casi. Come terza ipotesi di controllo, gli scienziati hanno simulato anche l'attività elettrica della seppia durante il movimento (quindi come se stesse fuggendo), in questo caso, gli squali percepivano l'animale a 38 cm di distanza e attaccavano nel 94% dei casi.

Questo dimostra che la scelta di rimanere immobile e di trattenere il respiro, per la seppia, è decisamente più efficace che fuggire.

[Foto copertina di Wikipedia]