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Invasioni artiche

Lo scioglimento dei ghiacci polari aprirà più vie alle navi, ma anche all’invasione di nuove specie, con conseguenze sconosciute sull’ecosistema.
A cura di Julia Rizzo
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invasioni artiche

Quando al Polo Nord i ghiacci si scioglieranno, molte tratte mercantili su nave potranno passare per i poli accorciando così le rotte. Questa osservazione, pubblicata negli Atti della National Academy of Sciences Plus, attira l’attenzione degli scienziati che studiano la diffusione delle specie animali e vegetali del nostro pianeta.

Le poche navi che si avventurano nel ghiaccio nel Mare Glaciale Artico richiedono strutture straordinarie, ovvero scafi rinforzati e archi rompighiaccio che permettono loro di solcare la crosta fino a due metri di profondità. Dispongono, inoltre, di un equipaggiamento particolare che permette al personale di affrontare condizioni di pericolo e disagio in luoghi isolati per lunghi periodi di tempo. Negli ultimi anni, il ghiaccio marino artico si sta sciogliendo così rapidamente, a causa del riscaldamento globale, che le navi potranno penetrare nel polo con sempre maggiore facilità, anche prive di scafi attrezzati a rompighiaccio. Se lo scioglimento  non si arresterà, le navi mercantili saranno in grado di attraversare zone del Mar Glaciale Artico attualmente inaccessibili.

Invasione via mare

Questa è una buona notizia per lo sviluppo economico, perché offre molte nuove rotte più dirette e veloci da est a ovest, con una prospettiva di risparmio di tempo del 40%, nonché di abbassamento dei costi in carburante, rispetto alle spedizioni sulle attuali rotte attraverso il Canale di Suez. D’altra parte, l'estensione geografica delle rotte commerciali attraverso l'Artico preoccupa gli scienziati evoluzionistici che studiano le specie invasive. Le navi che viaggiano regolarmente da nord ad ovest, attraverso l'Oceano Artico, sono vettori inconsapevoli di molte specie animali e vegetali pronte ad adattarsi a nuovi ambienti. Zanzare, scarafaggi, roditori, funghi e batteri sopravvivono nel carico delle navi per tutto il tragitto e approdano insieme ad esso nei porti di destinazione. Il metodo di trasporto più comune è l'acqua di zavorra delle navi. Alcuni organismi marini, come le cozze e i denti di cane, probabilmente si aggrappano, allo stadio larvale, alle cisterne di zavorra o si annidano in nicchie e piccoli anfratti dei scafi, lasciandosi così trasportare in zone diverse. Quando nuove specie alloctone si riproducono in un ambiente favorevole senza trovare specie competitrici, possono facilmente aumentare di numero e diventare nocive per gli ecosistemi locali, le piante e gli animali nativi.

Traghettando parassiti

Invasioni artiche

Sono proprio i parassiti le specie animali che si adattano meglio ai lunghi viaggi e alla colonizzazione invasiva di nuovi ambienti. È loro caratteristica quella di riuscire a sfruttare al meglio le condizioni ambientali e biologiche e moltiplicarsi rapidamente in grandi numeri.  Animali e piante che non vivono sulle spalle di un altro organismo hanno bisogno di costruire un proprio ecosistema per potersi riprodurre. I parassiti, invece, hanno questa capacità intrinseca di adattarsi in poco tempo sfruttando altre specie (per l’approvvigionamento del cibo, della nicchia, ecc.). Lewis Ziska, fisiologo vegetale all'US Department of Agricultural Research, negli Stati Uniti, sostiene che, una volta introdotta, una nuova specie può competere con tutto ciò che si è evoluto nel corso dei millenni. Molte prosperano facilmente perché non hanno predatori e diventano nocive.

Il traffico nel mare del nord aumenterà sempre di più

Il ghiaccio marino è stato a lungo un ostacolo per la navigazione attraverso l'Oceano Artico, nonché una barriera per le specie animali, vegetali e per i ceppi batterici. È risaputo che le spedizioni marittime sono di gran lunga la via più comune e semplice per gli spostamenti delle specie marine invasive, responsabili per il 69% delle colonizzazioni delle aree marine. "Per molte nuove navi , la scelta sarà quella di passare per l’Artico", dice Laurence Smith, Geografo all’Università della California, Los Angeles. L’Arctic shipping ha  fatto passi da gigante in pochi anni. Nel 2011, 34 navi hanno solcato i ghiacci dell’Oceano Artico,  mentre l’anno precedente erano solo quattro. Nel 2012, anno da record per il livello più basso degli oceani, un totale di 46 navi hanno attraversato l'Oceano Artico. E le previsioni sono tutte concordi  nell'affermare che saranno sempre di più.

Ibernazione

Mario Tamburri, scienziato marino e direttore del Centro Marittimo Risorse Ambiente presso l'Università del Maryland Center for Environmental Science, ha eseguito numerose ricerche sulla capacità di sopravvivenza e riproduzione degli organismi solitamente trasportati dalle navi mercantili. Ne è risultato che l'acqua fredda rallenta il metabolismo degli organismi i quali possono così sostenere condizioni di ridotto apporto alimentare. Inoltre, rotte più brevi significano maggiore probabilità di sopravvivere al viaggio. "Quando le navi da trasporto merci attraversano il Canale di Panama, per esempio, l'acqua calda e l’acqua dolce fungono da barriere naturali per le specie invasive", spiega Tamburri. "Nell’Artico, queste barriere non ci saranno più."

"Non ci aspettavamo che l'Artico cambiasse così in fretta", osserva Ziska, aggiungendo che le implicazioni per il traffico, non solo umano ma biologico in generale, sono preoccupanti. Lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove strade, non solo alle navi, ma anche alle specie invasive. E le conseguenze di questa invasione sono completamente sconosciute.

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Julia Rizzo è laureata in biologia ed è appassionata di comunicazione scientifica, soprattutto in ambito naturalistico ma anche biomedico. Attualmente vive a Bolzano.
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