Il primo cammello clonato aspetta un figlio
in foto: Il primo cammello clonato aspetta un figlio

Si chiama Injaz ed è la prima femmina di cammello clonata. Nata l'8 aprile 2009 a Dubai, negli Emirati Arabi, quest'anno festeggia i suoi primi 6 anni. Ma la notizia che sta portando i giornali di tutto il mondo a parlare di lei non è il suo compleanno, bensì la sua prima gravidanza.

La scoperta è importante perché, come sottolinea il dott. Nisar Ahmad Wani del Reproductive Biotechnology Centre di Dubai, “Prova che anche i cammelli clonati sono fertili e possono riprodursi naturalmente come i loro simili”. Injaz infatti ha concepito in modo naturale, accoppiandosi quindi, ed entro la fine di quest'anno darà alla luce il suo vitellino, per il quale al momento c'è molta curiosità e aspettativa. Gli scienziati, soprattutto quelli appassionati di clonazione, non vedono l'ora di poter osservare il cucciolo.

I dati raccolti dalla Humane Society sottolineano infatti come il 99% della prole nata da animali clonati abbia evidenziato problemi di salute e una breve durata della vita. Il dott. Wani ha però fatto sapere che, per quanto riguarda i cammelli, non sono state riscontrate tali difficoltà che, a suo parere, sono in realtà da attribuire alle scarsa qualità dei prodotti utilizzati dai macelli o all'eccessiva cura rivolta agli animali clonati. “Injaz viene trattata come tutti gli altri cammelli – dichiara il dott. Wani – Si trova in un allevamento dedicato agli animali in gravidanza, ma non gode di cure, cibo o attenzioni speciali”.

Nel frattempo, il centro di clonazione arabo non si è fermato solo alla clonazione di Injaz, ma ha proseguito dando vita ad esemplari molto ricercati. Il suo obiettivo è quello di migliorare la tecnica riproduttiva al fine di conservare le specie di animali in via di estinzione. In Medio Oriente, come nel resto del mondo, cresce il numero di animali che si prepara a scomparire dalla Terra e, come sostiene il dott. Wani, “possiamo usare le tecnologie connesse alla clonazione per preservarli”.

[Foto copertina da Twitter di The National]