Cosa è successo in Russia l’8 agosto 2019? È davvero il peggior incidente nucleare da Chernobyl? Per capire cosa stia succedendo e quali siano le condizioni dell’aria che respiriamo, e quindi se ci siano dati rilevanti sulla radioattività potenzialmente pericolosi per la nostra salute, abbiamo contattato l’ingegner Paolo Zeppa, Responsabile dell’Ufficio Coordinamento Emergenze Nucleari e Radiologiche dell’ISIN.

Come si è attivata l’Italia in seguito all’incidente russo dell’8 agosto 2019?

"Sin dall’8 agosto, quando si è sparsa la notizia di questa esplosione, per capire se potesse essere un evento con un’implicazione radiologica, noi, come credo le altre autorità di sicurezza nucleare e radioprotezione europee, ci siamo attivati seguendo le stazioni di monitoraggio delle varie reti europee a cui l’ISIN ha accesso, per osservare se ci fossero segnalazioni della presenza di radioattività in aria".

E cosa è stato rilevato fino ad oggi? Dobbiamo preoccuparci?

“Ad oggi non è stata registrata alcuna segnalazione di misure anomale, né in Italia, da parte della rete di monitoraggio più sensibile chiamata RESORAD (REte nazionale di SOrveglianza sulla RADioattività ambientale) che raccoglie i laboratori di sorveglianza ambientale delle agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale, né negli altri paesi europei, da parte di quelle stazioni a maggior sensibilità che in passato hanno misurato anche tracce minime di radioattività in aria, come la presenza di iodio radioattivo dovuto alle attività mediche delle medicine nucleari, sto parlando, quindi, di quantitativi estremamente bassi, a livello di “tracce”. In particolare, non sono state registrate misurazioni anomale da parte di quei paesi, come Norvegia e Finlandia che hanno disponibilità di stazioni ad altissima sensibilità e che possono meglio osservare i confini russi in questione”.

Possiamo paragonare questo evento a quello di Chernobyl?

“L’evento di Chernobyl fu rilevato dopo alcune ore da parte di centraline in Svezia che misurarono valori importanti di radioattività in aria. Ad oggi, in Europa, nessuno ha ancora visto nulla. Inoltre, ipotizzando anche che quello dell’8 agosto sia stato un evento con coinvolgimento di materiale radioattivo o nucleare (come affermerebbero alcuni media russi facendo riferimento a quanto dichiarato dalle autorità locali della cittadina di Severodvinsk, relativamente all'innalzamento dei livelli misurati di alcune centraline in città), quindi con presenza di radioattività dispersa in aria, la situazione appare veramente molto distante da quella dell’incidente del 1986 e evocare Chernobyl appare davvero improprio”.

Come funziona il monitoraggio della radioattività in aria in Italia?

“In Italia ci sono diverse reti di monitoraggio che insieme formano un sistema integrato con funzioni diverse. Si passa dalle reti automatiche di monitoraggio, come quella del Ministero dell’Interno, gestita dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e le reti dell’ISIN che hanno sensori di misura in tutta Italia, e le reti automatiche di alcune Agenzie regionali per la protezione ambiente. Si tratta di centraline automatiche che rilevano, in tempo reale e con continuità livelli importanti di radioattività in aria, tali però da garantire l’attivazione di eventuali misure di protezione per la popolazione. Se si parla però di concentrazioni molto basse, o addirittura di “tracce” di radioattività in aria, si deve allora fare riferimento alle attività di monitoraggio condotte dai laboratori analitici delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente che afferiscono alla rete RESORAD, di sorveglianza della radioattività nell’ambiente, dove, anche se con tempi maggiori, le tecniche sofisticate utilizzate consentono di rilevare livelli di radioattività in aria molto al di sotto di quelli che potrebbero essere di rilevanza per la salute della popolazione. All’ISIN è affidato il coordinamento della rete RESORAD. Alle reti nazionali si devono poi aggiungere i networks europei nel cui ambito, lo scambio di informazioni e di dati è ottenuto attraverso la cooperazione tra le Autorità nazionali di sicurezza nucleare”.