Devi affrontare un esame e hai molte nozioni da imparare? Il segreto per riuscirci non è fissarti ore e ore sui libri, ma prenderti le giuste pause per permettere al tuo cervello di elaborare le informazioni acquisite. Questo è quanto sostengono i ricercatori del National Institutes of Health che hanno osservato il cervello di alcuni volontari sani per comprendere quando e come impariamo meglio. Ecco cosa c’è da sapere.

Take a break, una pausa è oro. Siamo abituati a credere che per imparare qualcosa dobbiamo studiare, studiare e studiare e concentrarci fino a che le nozioni che si servono non saranno entrate nel nostro cervello, però non funziona così: il segreto per imparare è saper prenderci una pausa tra un concetto e l’altro e lasciare al nostro cervello il tempo per immagazzinare e fare sue le informazioni.

Un occhio al cervello. Per giungere a questa conclusione, gli esperti sono partiti dal presupposto che il nostro corpo ha bisogno di molte ore di sonno per ricaricarsi: e se fosse così anche per il cervello? Attraverso una tecnica chiamata magnetoencefalografia, gli scienziati hanno osservato l’attività cerebrale dei volontari destrorsi a cui è stato chiesto di digitare con la mano sinistra, più volte possibili e in 10 secondi, una serie di numeri che apparivano su uno schermo, dopo di che fare una pausa di 10 secondi per poi ripetere il ciclo, il tutto per 35 volte.

Immagazzinare riposando. Dai dati raccolti è emerso che le onde cerebrali sembravano cambiare soprattutto durante i periodi di riposo, più che durante quelli di performance. Questo ha portato gli esperti a giungere alla conclusione che la pause ci permettono di consolidare le informazioni e i ricordi. Il dato interessante è che i miglioramenti maggiori sono stati registrati durante le pause effettuate nel corso delle sessioni di test, più che durante la notte: cioè le persone otteneva risultati migliori durante il giorno stesso, rispetto al giorno seguente. Questo dimostrerebbe che, durante l’apprendimento, è necessario fermarsi più volte, quindi concentrarsi continuativamente per molte ore, per poi staccare per andare a dormire, è meno efficace che fare più pause durante la giornata (andando comunque a dormire, ovvio).

Utilità per i pazienti colpiti da ictus. “I nostri risultati suggeriscono che potrebbe essere importante ottimizzare i tempi e la configurazione degli intervalli di riposo quando si implementano trattamenti riabilitativi in pazienti colpiti da ictus o quando si impara a suonare il piano” hanno spiegato i ricercatori. “Se questi risultati si possano applicare ad altre forme di apprendimento e di formazione della memoria rimane però una questione aperta”.